L'Italia difende il Decreto Dignità alla Corte UE: il divieto di pubblicità è una misura di sanità pubblica

Il braccio di ferro legale con LeoVegas a Lussemburgo decide il futuro della tutela dei consumatori e della sovranità nazionale sui servizi online

L'Italia difende il Decreto Dignità alla Corte UE: il divieto di pubblicità è una misura di sanità pubblica

L'Italia ha recentemente ribadito con fermezza la propria posizione presso la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, difendendo la legittimità del Decreto Dignità e, in particolare, l'articolo 9 che impone il divieto assoluto di pubblicità per il gioco d'azzardo. La controversia, che vede contrapposto il governo italiano all'operatore LeoVegas Gaming, rappresenta un punto di svolta cruciale per la regolamentazione dei servizi digitali e la protezione della salute pubblica a livello europeo. Durante l'udienza tenutasi a Lussemburgo nelle scorse settimane, la difesa italiana ha alzato un muro invalicabile, sostenendo che le restrizioni introdotte non siano semplici regole tecniche sui servizi della società dell'informazione, bensì pilastri di una strategia nazionale volta a contrastare il disturbo da gioco d'azzardo (DGA). Secondo quanto emerso da fonti istituzionali vicine a Jamma, la linea difensiva si basa sulla natura etica e sanitaria della norma, che prevale sulle dinamiche commerciali del mercato unico.

La vicenda ha origine da un contenzioso nato tra LeoVegas e l'AGCOM, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. L'operatore era stato sanzionato con una multa di 50.000 euro per aver trasmesso messaggi promozionali sul canale 237 della piattaforma Sky. Tuttavia, quella che era iniziata come una disputa su una singola sanzione amministrativa si è trasformata in una questione di principio che potrebbe riscrivere i confini della giurisprudenza europea. Il Consiglio di Stato italiano, chiamato a decidere sul ricorso di LeoVegas, ha preferito sospendere il giudizio e inviare gli atti alla Corte UE per un rinvio pregiudiziale. Il quesito fondamentale è se il divieto pubblicitario debba essere considerato una regola relativa ai servizi ai sensi della Direttiva (UE) 2015/1535. Se così fosse, l'Italia avrebbe dovuto notificare preventivamente la misura alla Commissione Europea, pena la sua inapplicabilità. L'Italia nega risolutamente questa interpretazione, affermando che il divieto colpisce la comunicazione pubblicitaria in quanto tale e non l'accesso o l'esercizio dell'attività di gioco online.

La posizione dell'Italia è supportata da una visione politica che rivendica l'autonomia degli Stati membri nel definire il livello di protezione dei propri cittadini. L'articolo 9 del Decreto Dignità, introdotto nel 2018 e consolidatosi nel tempo, dichiara esplicitamente di operare per il rafforzamento della tutela del consumatore. Il divieto è pervasivo e riguarda ogni forma di comunicazione, diretta o indiretta, su radio, televisione, stampa e, soprattutto, sui social media e i canali digitali. In un'epoca caratterizzata da una digitalizzazione estrema, l'esposizione costante a stimoli pubblicitari legati al betting è considerata dal legislatore italiano come un fattore di rischio inaccettabile per le fasce più vulnerabili della popolazione. Per questo motivo, la difesa italiana ha sottolineato come la norma non miri a discriminare gli operatori stranieri, ma a ridurre l'impatto sociale di una patologia sempre più diffusa.

Il dibattito a Lussemburgo ha visto l'intervento di diversi Stati membri, evidenziando una spaccatura all'interno dell'Unione Europea. Da una parte, paesi come Malta e Belgio hanno mostrato un'apertura verso le tesi degli operatori privati, suggerendo che una restrizione così radicale possa effettivamente configurarsi come un ostacolo alla libera prestazione dei servizi digitali. Dall'altra, nazioni come Grecia e Portogallo hanno espresso solidarietà all'approccio italiano, ribadendo che la sanità pubblica deve restare una competenza sovrana non subordinata a mere logiche di notifica tecnica. La Commissione Europea ha adottato una postura cauta, riconoscendo che, sebbene il gioco online sia un servizio della società dell'informazione, la specificità delle norme sulla pubblicità richiede una valutazione caso per caso per determinare se esse impattino direttamente sulla fornitura del servizio stesso.

Mentre si attende la sentenza della Corte di Giustizia, il Decreto Dignità rimane sotto la lente di ingrandimento anche sul fronte interno. La Corte Costituzionale è stata infatti investita della questione relativa alla proporzionalità delle sanzioni, con particolare riferimento alla soglia minima di 50.000 euro, giudicata da alcuni eccessiva. L'Avvocatura dello Stato ha difeso questa scelta legislativa nel 2026, argomentando che solo una sanzione di tale entità può garantire un effetto deterrente reale contro colossi economici multinazionali. Anche la Relazione Annuale AGCOM 2026 ha evidenziato come l'incertezza giuridica derivante da questi contenziosi stia creando una fase di attesa nel mercato. Tuttavia, la determinazione dell'Italia nel difendere il modello di contrasto alla ludopatia suggerisce che non ci saranno passi indietro sul piano politico. La decisione finale della CGUE non solo deciderà il destino della sanzione a LeoVegas, ma stabilirà un precedente fondamentale: gli Stati potranno continuare a proteggere la salute pubblica con misure drastiche o dovranno piegarsi alle procedure di notifica della tecnocrazia europea per ogni restrizione comunicativa online?

In conclusione, il caso rappresenta la sintesi perfetta dello scontro tra il diritto commerciale europeo e le politiche sociali nazionali. Se la Corte UE dovesse dare ragione all'Italia, il Decreto Dignità uscirebbe blindato da questa sfida, confermandosi come un modello di riferimento per altri paesi intenzionati a limitare l'espansione incontrollata del gioco d'azzardo. In caso contrario, si aprirebbe una fase di caos normativo che costringerebbe il legislatore a riscrivere intere parti della normativa sui media e sui servizi digitali, con potenziali ripercussioni su tutto l'ecosistema dell'online gaming in Europa. La sentenza è attesa entro i prossimi mesi e i riflettori di tutta l'industria rimangono puntati su Lussemburgo.

Pubblicato Lunedì, 14 Settembre 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Lunedì, 14 Settembre 2026

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