Dopo oltre un decennio di partnership esclusiva con TSMC, Apple sta considerando di diversificare i suoi fornitori di chip, aprendosi potenzialmente a Intel. Questa mossa segnerebbe una svolta significativa rispetto alla strategia adottata dal 2014, che ha visto TSMC come fornitore unico dei processori Apple Silicon. Secondo il The Wall Street Journal, Apple starebbe valutando di affidare a fornitori alternativi la produzione di chip di fascia inferiore, mantenendo internamente la progettazione. L'obiettivo primario è ridurre la dipendenza da un singolo fornitore in un contesto di crescente competizione per la capacità produttiva, alimentata dalla domanda di infrastrutture per l'Intelligenza Artificiale (AI).
Negli ultimi anni, Apple ha esercitato una notevole influenza sulla filiera dei componenti elettronici, grazie ai suoi elevati volumi d'ordine. Tuttavia, l'ascesa dell'AI ha cambiato le dinamiche del mercato, con aziende come Nvidia che investono massicciamente in data center e hardware dedicato. Queste aziende sono disposte a pagare prezzi più elevati per assicurarsi chip, memorie e materiali specializzati, portando a una competizione più intensa per le risorse. Si stima che Nvidia abbia superato Apple come principale cliente di TSMC, evidenziando come la priorità produttiva si stia spostando dagli smartphone verso l'hardware per l'AI.
Le tensioni si manifestano in particolare nel settore delle memorie NAND e DRAM, componenti fondamentali per dispositivi come l'iPhone. La crescente domanda di queste memorie nei server AI ha portato a un aumento dei prezzi. Stime indicano che i costi della DRAM potrebbero quadruplicare rispetto al 2023, mentre quelli della NAND potrebbero triplicare. Questo incremento dei costi potrebbe avere un impatto significativo sui margini di Apple. Si prevede che solo le memorie del modello base del prossimo iPhone potrebbero costare circa 57 dollari in più rispetto alla generazione attuale. Durante l'ultima trimestrale, il CEO di Apple, Tim Cook, ha riconosciuto pubblicamente le difficoltà nella fornitura di chip e l'aumento dei prezzi delle memorie, prevedendo un impatto maggiore nel trimestre in corso e valutando possibili contromisure.
La decisione di esplorare alternative per la produzione di chip meno complessi si inserisce in questa strategia di protezione dei margini. Ridurre la dipendenza da un singolo fornitore consentirebbe ad Apple di recuperare potere negoziale e flessibilità nella gestione dei volumi produttivi. Intel è emersa come potenziale partner, potendo collaborare con Apple nella sola produzione dei chip, senza intervenire nella fase di progettazione. Questo segnerebbe un ritorno di Intel nella filiera di Apple, sebbene con un ruolo diverso rispetto all'epoca dei Mac con processori x86.
Affidare parte della produzione a fornitori alternativi offrirebbe ad Apple maggiore flessibilità nella gestione dei volumi, nella distribuzione dei rischi e nella negoziazione dei prezzi. In un contesto in cui le linee produttive più avanzate sono sempre più orientate verso l'hardware per l'AI, diversificare i fornitori diventa una forma di assicurazione industriale. Parallelamente, Apple starebbe intervenendo sulla configurazione dei prodotti, spingendo verso modelli con maggiore capacità di memoria, venduti a prezzi più elevati. Questa strategia consentirebbe di compensare l'aumento dei costi dei componenti senza ritoccare direttamente i prezzi di partenza, proteggendo i margini aziendali. Si tratta di una tattica già adottata in passato e che potrebbe tornare ad essere centrale nelle prossime generazioni di iPhone, in un mercato caratterizzato da memorie sempre più costose.

