La ristrutturazione in casa Ubisoft prosegue con una nuova ondata di licenziamenti, che questa volta colpisce direttamente lo sviluppo di uno dei progetti più attesi dai fan di vecchia data: il remake di Splinter Cell.
Lo studio di Toronto, che guida lo sviluppo di questo titolo stealth annunciato nel lontano 2021, ha visto 40 dipendenti lasciare forzatamente il team. Ubisoft definisce questa decisione come "non presa alla leggera", ma è l'ennesimo segnale di una crisi che sta ridisegnando profondamente l'assetto di uno dei publisher più importanti dell'industria videoludica.
La notizia giunge in un momento particolarmente delicato per Ubisoft, che all'inizio dell'anno aveva già annunciato un "reset organizzativo, operativo e di portfolio" di portata maggiore. Questa mossa strategica aveva comportato la chiusura di due studi, la cancellazione di ben sei progetti in sviluppo – incluso il remake di Prince of Persia: The Sands of Time – e il rinvio di sette titoli. Il pattern è chiaro: Ubisoft sta cercando di concentrare le risorse sui progetti ritenuti più strategici, anche a costo di sacrifici dolorosi.
Secondo quanto dichiarato dall'azienda al tech outlet canadese MobileSyrup, i tagli al personale non riflettono in alcun modo "il talento, la dedizione o i contributi" dei dipendenti coinvolti. Ubisoft ha assicurato che la sua priorità ora è supportare i lavoratori licenziati attraverso questa transizione, offrendo pacchetti di liquidazione completi e assistenza nella ricerca di nuove opportunità professionali. Una formula standard nel settore, ma che raramente allevia l'impatto personale di queste decisioni sul piano umano e professionale.
Il remake del celebre franchise stealth venne annunciato nel dicembre 2021, con la promessa di una ricostruzione "dalle fondamenta" che avrebbe aggiornato il comparto visivo e migliorato gli elementi di design per soddisfare "il comfort e le aspettative dei giocatori moderni". Una dichiarazione che all'epoca aveva rassicurato i fan sulla volontà di mantenere l'essenza della serie, confermata anche dalla scelta di preservare la struttura lineare dei livelli piuttosto che cedere alla tentazione open world che ha caratterizzato molti altri franchise Ubisoft negli ultimi anni.
Nel 2022 erano emersi ulteriori dettagli attraverso alcuni annunci di lavoro pubblicati dallo studio, che rivelavano l'intenzione di aggiornare la narrativa per un "pubblico contemporaneo" e di attrarre nuovi fan al franchise. Nello stesso anno, Ubisoft Toronto aveva condiviso alcuni concept art del progetto, sottolineando però come il gioco fosse ancora in una fase di sviluppo "molto precoce". A distanza di oltre tre anni dall'annuncio, la situazione sembra essere rimasta sostanzialmente invariata sul fronte della comunicazione pubblica. Questo silenzio, unito ai recenti licenziamenti, ha alimentato le preoccupazioni dei fan riguardo al futuro del progetto.
Oltre al lavoro sul remake di Splinter Cell, lo studio di Toronto continuerà a operare come "contributore chiave per diversi mandati di co-sviluppo e team di servizio", secondo quanto confermato da Ubisoft a MobileSyrup. Una formulazione che suggerisce un ridimensionamento del ruolo dello studio, da lead developer a supporto per altri progetti del vasto ecosistema Ubisoft, che spazia da titoli AAA come Assassin's Creed e Far Cry fino ai numerosi live service dell'azienda. Questa transizione potrebbe significare una minore autonomia creativa per Ubisoft Toronto e una maggiore dipendenza dalle decisioni strategiche della casa madre francese.
La riorganizzazione di Ubisoft riflette una tendenza più ampia nel settore dei videogiochi, dove le aziende cercano di ottimizzare le risorse e concentrarsi sui progetti più redditizi. Tuttavia, questi cambiamenti hanno spesso un costo umano significativo, con licenziamenti che impattano la vita dei dipendenti e mettono a rischio la realizzazione di progetti ambiziosi come il remake di Splinter Cell. Resta da vedere se Ubisoft riuscirà a superare questa fase di transizione e a riconquistare la fiducia dei suoi fan.

