Zuckerberg sotto accusa: Meta spinge alla dipendenza dai social

Il CEO di Meta interrogato in tribunale sulle strategie per aumentare il tempo speso dagli utenti su Facebook e Instagram

Zuckerberg sotto accusa: Meta spinge alla dipendenza dai social

Il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, è stato recentemente chiamato a testimoniare in tribunale, rispondendo a numerose domande sulle strategie che la sua azienda implementa per catturare l'attenzione degli utenti dei social media e incentivarli a trascorrere sempre più tempo sulle piattaforme Facebook e Instagram. L'interrogatorio si è concentrato in particolare sull'impatto di tali strategie sui giovani e sulla presunta induzione alla dipendenza.

Zuckerberg ha dichiarato che gli obiettivi di Meta riflettono l'impegno a fornire agli utenti contenuti utili e di valore, piuttosto che creare dipendenza. Ha negato categoricamente che l'azienda punti ad attrarre i bambini come utenti delle sue piattaforme. Tuttavia, le domande incalzanti hanno messo in luce le critiche mosse da tempo al gigante dei social media, nonostante la crescente attenzione di Meta verso l'intelligenza artificiale e le tecnologie correlate, indicate come fattori chiave per la crescita futura.

Durante il processo, un avvocato dell'accusa ha mostrato a Mark Zuckerberg un'email del 2015, quando la società si chiamava ancora Facebook, in cui il CEO affermava la necessità di aumentare del 12% il tempo trascorso dagli utenti sulle applicazioni nel corso dell'anno successivo. In risposta, Zuckerberg ha affermato: "In passato, fissavamo obiettivi basati sul tempo trascorso dagli utenti [sui social media], ma ora non lo facciamo più e non credo che sia il modo migliore". Ha inoltre ribadito che la politica aziendale vieta l'uso delle piattaforme ai minori di 13 anni, con la conseguente eliminazione degli account una volta identificati. Nonostante ciò, l'accusa ha presentato un'email interna di Meta che stimava la presenza di 4 milioni di bambini sotto i 13 anni su Instagram, pari a circa il 30% di tutti i bambini tra i 10 e i 12 anni negli Stati Uniti.

La querelante, ora maggiorenne, ha testimoniato di aver iniziato a utilizzare i social media all'età di dieci anni. Durante l'adolescenza, ha sottolineato, i social network hanno alimentato in lei insicurezze riguardo al proprio corpo, pensieri suicidi, ansia, dipendenza e depressione. Prima dell'inizio del processo, Meta aveva dichiarato che l'accusa "cercherà di creare una rappresentazione intenzionalmente falsa di Meta, utilizzando fatti selettivi e frammenti di conversazioni estrapolati dal contesto. La registrazione completa mostrerà un'azienda che, per oltre un decennio, ha posto la sicurezza degli adolescenti al di sopra della ((command-not-found)) crescita".

Un altro punto controverso riguarda i filtri di Instagram. Nel 2019, la piattaforma aveva disattivato questa funzione, incaricando 18 esperti di condurre una revisione. Tutti gli esperti avevano concluso che i filtri danneggiavano gli utenti. Successivamente, Meta ha revocato il divieto, sottolineando di non aver creato nuovi filtri e di non raccomandarne l'uso agli utenti di Instagram. "Non dovremmo creare noi stessi tali contenuti e raccomandarli alle persone", ha affermato Mark Zuckerberg, aggiungendo che "dire alle persone che non possono esprimersi in questo modo è eccessivo". Altri esperti, ha osservato, ritengono che tali divieti sopprimano la libertà di parola.

Gli accusatori focalizzano l'attenzione del tribunale sul design delle applicazioni di Meta, piuttosto che sui contenuti pubblicati sui social network. Questo aspetto è cruciale, poiché la dottrina giuridica vigente negli Stati Uniti esonera i proprietari delle piattaforme dalla responsabilità per i materiali pubblicati dagli utenti. Durante le udienze, quando la discussione ha toccato i contenuti, i rappresentanti di Meta hanno presentato obiezioni.

Uno dei principali capi d'accusa riguarda il modello di business di Meta: l'azienda vende pubblicità e, quanto più a lungo gli utenti rimangono sulle piattaforme, tanto più annunci vengono loro mostrati. La scorsa settimana, l'amministratore delegato di Instagram, Adam Mosseri, ha testimoniato in tribunale, insistendo sul fatto che la piattaforma non causa dipendenza di tipo clinico. Anche Snapchat e TikTok erano stati citati in giudizio, ma hanno raggiunto un accordo extragiudiziale con l'accusatore prima dell'inizio del processo.

Questo processo potrebbe avere conseguenze significative per Meta e per l'intero settore dei social media. Le accuse di induzione alla dipendenza e di sfruttamento dei minori potrebbero portare a nuove regolamentazioni e a un maggiore controllo da parte delle autorità. Resta da vedere se Meta sarà in grado di difendersi con successo da queste accuse e di dimostrare il suo impegno per la sicurezza e il benessere dei suoi utenti.

Pubblicato Giovedì, 19 Febbraio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Giovedì, 19 Febbraio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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