L'Unione Europea intensifica il controllo sulle pratiche delle grandi aziende tecnologiche americane, con Meta Platforms nel mirino per le restrizioni imposte agli assistenti di intelligenza artificiale (AI) di terze parti su WhatsApp. A dicembre, Meta era già stata avvisata dell'apertura di un'indagine riguardante le nuove regole che, di fatto, bloccavano l'accesso ai servizi esterni. Ora, i regolatori europei sembrano pronti ad adottare misure provvisorie per garantire una maggiore apertura e competizione nel settore.
Secondo quanto riportato da CNBC, le autorità dell'Unione Europea hanno informato Meta Platforms dei risultati preliminari dell'indagine, che evidenziano potenziali violazioni delle normative antitrust regionali. I regolatori si riservano il diritto di imporre misure temporanee per correggere tali infrazioni, pur riconoscendo a Meta il diritto di contestare e discutere tali provvedimenti.
La Commissaria europea per la Concorrenza, Teresa Ribera, ha espresso la ferma volontà di contrastare gli abusi di posizione dominante da parte delle aziende tecnologiche, che spesso sfruttano il loro vantaggio per ottenere benefici ingiusti. L'obiettivo primario di queste misure è salvaguardare la libera concorrenza. "I mercati dell'AI si evolvono rapidamente, e dobbiamo agire con tempestività. Per questo motivo, stiamo valutando l'adozione di misure provvisorie nei confronti di Meta, al fine di preservare l'accesso dei suoi concorrenti all'utenza di WhatsApp durante il corso dell'indagine, e di bloccare le nuove politiche di Meta che danneggiano irrimediabilmente la concorrenza in Europa", ha dichiarato Teresa Ribera.
Già a partire da ottobre, Meta aveva aggiornato i termini di utilizzo di WhatsApp, rendendo di fatto impossibile l'utilizzo di assistenti AI sviluppati da terzi all'interno dell'applicazione. Queste nuove regole sono entrate in vigore a gennaio di quest'anno. Le autorità europee ipotizzano di poter richiedere a Meta il mantenimento delle condizioni di accesso preesistenti per gli assistenti AI di terze parti a WhatsApp per tutta la durata dell'indagine antitrust.
I rappresentanti di Meta si difendono, sostenendo che non vi siano valide ragioni per interferire con le API (Application Programming Interface) del servizio di messaggistica. A loro dire, gli utenti di WhatsApp dispongono ancora di numerose alternative per accedere a servizi AI esterni. Meta contesta la visione della Commissione Europea, ritenendo che l'interfaccia di programmazione di WhatsApp non sia il principale canale di diffusione dei chatbot sviluppati da terzi.
In passato, la Commissione Europea aveva già sanzionato Meta per non aver rispettato gli obblighi relativi alla protezione dei dati degli utenti europei, in particolare per quanto riguarda la libertà di scelta dei servizi che minimizzano il trattamento dei dati personali. Anche altre grandi aziende tecnologiche americane si trovano spesso ad affrontare le contestazioni delle autorità antitrust europee, una situazione che ha assunto una dimensione politica, con l'ex presidente Donald Trump che si è schierato a difesa delle aziende statunitensi.
L'indagine dell'UE su Meta e WhatsApp si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione verso le pratiche delle grandi aziende tecnologiche e del loro impatto sulla concorrenza e sull'innovazione. Le decisioni che verranno prese in questo caso potrebbero avere un impatto significativo sul futuro del mercato degli assistenti AI e sull'accesso degli utenti a queste tecnologie.

