Telegram: Durov sfida i governi, "Mai un byte di dati ceduto"

Il fondatore del servizio di messaggistica ribadisce la sua politica di privacy, pronto a chiudere la piattaforma piuttosto che cedere informazioni agli inquirenti

Telegram: Durov sfida i governi, Mai un byte di dati ceduto

Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha ribadito con forza la politica di privacy della sua piattaforma, affermando che Telegram non ha mai ceduto e mai cederà dati relativi alle conversazioni degli utenti a terzi. In un messaggio pubblicato sul social network X, Durov ha dichiarato che preferirebbe chiudere l'intera piattaforma piuttosto che compromettere la riservatezza delle comunicazioni dei suoi utenti.

"In tutta la sua storia, Telegram non ha trasmesso a terzi un solo byte di dati sulle comunicazioni. E preferiremmo chiudere l'intero progetto piuttosto che farlo", ha scritto Durov in risposta a un utente su X. Questa affermazione arriva in un momento di crescente pressione sui servizi di messaggistica per collaborare con le autorità governative nelle indagini su attività illegali.

La determinazione di Durov a proteggere la privacy degli utenti di Telegram è stata messa alla prova in diverse occasioni. Un episodio particolarmente drammatico risale al 24 agosto 2024, quando fu arrestato all'aeroporto di Parigi. Le autorità francesi lo accusarono di complicità in gravi crimini, tra cui traffico di droga, frode e terrorismo. Successivamente, Durov fu rilasciato su cauzione dietro il pagamento di 5 milioni di euro e posto sotto sorveglianza giudiziaria, con il divieto di lasciare la Francia. Poté lasciare il paese solo a novembre.

Durante le indagini, Durov promise di migliorare la moderazione dei contenuti su Telegram, tanto che alcuni ipotizzarono una sua collaborazione con le forze dell'ordine. Tuttavia, Durov stesso, facendo riferimento al "Digital Services Act" (DSA), una legge europea, ha chiarito di essere disposto a divulgare informazioni sugli utenti solo in presenza di un'ordinanza del tribunale. In tali casi, le informazioni divulgate si limiterebbero agli indirizzi IP e ai numeri di telefono dei sospettati, ma non al contenuto dei messaggi.

La posizione di Durov è chiara: la privacy degli utenti è un valore fondamentale che Telegram non è disposto a sacrificare. Questa presa di posizione ha reso Telegram una piattaforma popolare tra coloro che cercano un elevato livello di riservatezza nelle loro comunicazioni online, ma ha anche attirato critiche da parte di governi e forze dell'ordine che la considerano un rifugio per attività illegali.

La battaglia tra Telegram e le autorità governative è destinata a continuare, poiché la questione della privacy online rimane un tema centrale nel dibattito pubblico. La determinazione di Durov a difendere la privacy degli utenti di Telegram lo pone in una posizione di sfida nei confronti dei governi di tutto il mondo, ma rafforza anche la sua immagine di difensore della libertà di espressione e della riservatezza delle comunicazioni.

Pubblicato Giovedì, 05 Febbraio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Giovedì, 05 Febbraio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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