In tutta Europa, governi e istituzioni stanno intensificando gli sforzi per ridurre la loro dipendenza dai servizi digitali offerti dalle grandi aziende tecnologiche americane. Questa tendenza, alimentata da crescenti preoccupazioni per la sovranità digitale e la potenziale vulnerabilità derivante dall'eccessiva dipendenza da tecnologie non europee, vede un numero crescente di enti pubblici orientarsi verso alternative nazionali o soluzioni open source.
Le preoccupazioni sono aumentate in seguito a episodi come quello in cui Microsoft, in ottemperanza alle sanzioni imposte dall'amministrazione Trump, ha bloccato l'accesso alla posta elettronica al procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI), Karim Khan. Sebbene Microsoft abbia dichiarato di aver comunicato con la CPI durante l'intero processo e che la sospensione riguardava solo l'account della persona sanzionata, l'incidente ha sollevato interrogativi sulla possibilità che le grandi aziende tecnologiche possano esercitare un controllo unilaterale sull'accesso ai servizi, attivando una sorta di "interruttore di emergenza" a loro discrezione.
Durante il recente World Economic Forum di Davos, Henna Virkkunen, rappresentante della Commissione Europea per la sovranità tecnologica, ha sottolineato come la dipendenza da fornitori esterni possa essere sfruttata contro l'Unione Europea. "È fondamentale non dipendere da un singolo paese o da una singola azienda quando si tratta di settori critici per la nostra economia o società", ha affermato, senza fare riferimento a nazioni o società specifiche.
Esempi concreti di questa transizione si moltiplicano in tutto il continente. Lo scorso anno, lo stato federale dello Schleswig-Holstein, in Germania, ha migrato ben 44.000 caselle di posta elettronica dei propri dipendenti da Microsoft a un programma di posta elettronica open source. Parallelamente, ha abbandonato SharePoint di Microsoft in favore di Nextcloud, un'altra piattaforma open source. Attualmente, è in discussione anche la sostituzione di Windows con Linux, così come l'adozione di sistemi open source per la telefonia e le videoconferenze. "Vogliamo diventare indipendenti dalle grandi aziende tecnologiche e garantire la sovranità digitale", ha dichiarato il ministro della digitalizzazione Dirk Schrödter.
Anche in Francia si registrano movimenti simili. La città di Lione ha annunciato il passaggio a software per ufficio gratuiti, abbandonando le soluzioni di Microsoft. Allo stesso modo, il governo danese e le città di Copenaghen e Aarhus stanno testando software open source per valutarne l'efficacia e l'affidabilità.
In Austria, l'esercito ha optato per la suite LibreOffice, un'alternativa a Word, Excel e PowerPoint di Microsoft 365. La decisione è stata motivata dalla preoccupazione che Microsoft stia spostando l'archiviazione dei file nel cloud, mentre la versione standard di LibreOffice non prevede tale funzionalità.
Diverse città e regioni italiane hanno implementato software open source già da alcuni anni. Inizialmente, la scelta era dettata principalmente dalla volontà di evitare i costi delle licenze software proprietarie. Tuttavia, oggi, la motivazione principale è quella di evitare la dipendenza da sistemi proprietari e di promuovere un ecosistema digitale più aperto e flessibile. Questa tendenza verso l'adozione di soluzioni open source rappresenta un passo significativo verso una maggiore autonomia digitale per l'Europa, consentendo a governi e istituzioni di avere un controllo più diretto sulle proprie infrastrutture tecnologiche e sui dati dei cittadini.

