La fiamma olimpica si è spenta a Milano Cortina 2026, ma le scintille continuano a divampare nello short track azzurro. Protagonisti, due atleti di punta: Arianna Fontana, leggenda vivente di questa disciplina, e Pietro Sighel, giovane promessa in ascesa. Al centro del ring, una polemica che era parsa sopita, ma che le recenti dichiarazioni di Sighel hanno riportato prepotentemente alla ribalta.
Tutto è iniziato con un'intervista rilasciata da Pietro Sighel a La Repubblica, in cui il pattinatore trentino ha espresso un giudizio piuttosto critico nei confronti di Arianna Fontana. "Da otto anni si allena all’estero, ha scelto così," ha dichiarato Sighel. "Di sicuro, con lei non siamo una squadra, a parte i due minuti e mezzo in pista. Quelle davvero brave sono le nostre ragazze, che hanno saputo fare squadra e crescere anche senza di lei". Parole che hanno fatto eco, soprattutto dopo la vittoria della staffetta azzurra, in cui Sighel ha suscitato ulteriori polemiche per aver tagliato il traguardo di spalle. Un gesto che, sui social, è stato interpretato come una mancanza di rispetto nei confronti dei compagni di squadra.
La risposta di Arianna Fontana non si è fatta attendere. Dopo aver conquistato l'argento individuale ai Giochi di Milano Cortina 2026, la campionessa valtellinese ha replicato duramente alle parole del collega. "Ieri non avevo ancora letto, ora sì," ha affermato Fontana durante un punto stampa a Casa Italia. "Sono parole che non meritano la mia attenzione: se non avessi voluto far parte della squadra non sarei andata a Bormio ad allenarmi, sarei rimasta all’estero". Una replica secca, che lascia trasparire una certa amarezza per le dichiarazioni di Sighel.
La polemica tra Fontana e Sighel non è solo una questione personale, ma mette in luce una frattura più profonda all'interno della squadra azzurra di short track. Una frattura che, nonostante i successi ottenuti, rischia di compromettere il futuro di questa disciplina in Italia. Non è un mistero che, negli ultimi anni, i rapporti tra Arianna Fontana e la Federazione Italiana Sport del Ghiaccio (FISG) siano stati tutt'altro che idilliaci. La campionessa valtellinese ha spesso denunciato una mancanza di supporto e di programmazione da parte della Federazione, lamentando la difficoltà di allenarsi in Italia e la necessità di doversi preparare all'estero per poter competere ai massimi livelli.
La situazione attuale è paradossale: da un lato, l'Italia celebra i successi dei suoi atleti nello short track, con medaglie olimpiche e titoli mondiali; dall'altro, si assiste a una spaccatura interna che rischia di vanificare tutti gli sforzi compiuti. La Federazione Sport del Ghiaccio si trova ora di fronte a un bivio: intervenire per ricomporre la frattura e creare un ambiente più sereno e collaborativo, oppure assistere passivamente al declino di una disciplina che ha regalato tante emozioni al pubblico italiano.
La vicenda Fontana-Sighel è un campanello d'allarme che non può essere ignorato. È necessario che tutte le parti in causa si siedano attorno a un tavolo e trovino una soluzione che metta al primo posto il bene dello short track italiano. Solo così sarà possibile superare le divisioni e costruire un futuro di successi per questa disciplina.

