Un'impresa che sa di rinascita, un trionfo che va oltre la semplice medaglia. Federica Brignone ha conquistato l'oro olimpico nel SuperG a Cortina, un successo che assume un significato ancora più profondo se si considera il calvario iniziato nell'aprile precedente. La frattura pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, unitamente alla lesione del comparto capsulo-legamentoso mediale e del legamento crociato anteriore, avevano fatto temere il peggio, ma la "tigre" non si è mai arresa.
La portabandiera dell'Italia alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 ha compiuto un vero e proprio capolavoro sulla pista dell'Olimpia delle Tofane, chiudendo un cerchio aperto da quel terribile infortunio che l'aveva tenuta lontana dalle competizioni per gran parte della stagione. "È incredibile", ha commentato Brignone a caldo, "sono ancora emozionata e ho l'adrenalina che mi scorre nelle vene. Oggi ero molto tranquilla, volevo sciare fluida, morbida e fare questa gara a tutta. Era un SuperG da fidarsi, fare qualche errorino, però non ho cercato di fare la linea perfetta ma di fare tutte le curve più veloce possibile".
La vincitrice della Coppa del Mondo 2019/2020 non ha nascosto la sua sorpresa per l'incredibile risultato ottenuto: "Non pensavo che avrei potuto vincere, è incredibile. Forse ce l'ho fatta oggi perché l'oro olimpico non mi mancava". Un'affermazione che rivela la consapevolezza di aver già raggiunto l'apice della sua carriera, ma anche la voglia di superarsi e di non porsi limiti.
Federica Brignone ha svelato i suoi pensieri prima della discesa: "Ho pensato a sciare, ho cercato di fare il mio massimo, ho detto o la va o la spacca ma non pensavo di poter vincere l'oro". Una mentalità vincente, unita a una determinazione ferrea, che l'hanno portata a compiere un'impresa storica.
Anche il fratello Davide Brignone ha commentato la vittoria della sorella: "La Federica di sette anni fa, o anche di cinque, non avrebbe vinto questo oro: oggi lei ha unito l'esperienza alla forza mentale, che le è servita a recuperare dall'infortunio, mettere insieme tutti i pezzi e fare la gara giusta al momento giusto". Davide ha raccontato di aver seguito la gara con apprensione: "Ero sulla mia panchetta della sofferenza, al cancelletto di partenza".
Lacrime di gioia anche per Maria Rosa 'Ninna' Quario, madre di Federica Brignone, presente a bordo pista: "Davvero prima della gara le avevo detto 'l'importante è arrivare al traguardo'. Poi quando lo ha tagliato, ho capito che aveva fatto un buon tempo, e lì è cominciata la sofferenza...". La madre ha rivelato come la famiglia ha vissuto i momenti difficili dopo la caduta, l'intervento chirurgico e i mesi di riabilitazione: "È stata Federica a confortare noi, quando eravamo giù ci diceva 'ma è solo una gamba...'"
"Vista la frattura non era immaginabile", ha dichiarato Andrea Panzeri, presidente della Commissione Medica Fisi e chirurgo che ha operato Federica Brignone. Due operazioni, una a Milano e una a Torino, hanno permesso a Brignone di tornare a gareggiare e di superare ogni aspettativa. "Se fosse una persona normale", ha spiegato Panzeri, "oggi sarebbe ancora in riabilitazione. Lei ci ha messo tanto del suo, tantissimo, ma su questo non avevamo alcun dubbio", perché "la campionessa fa sempre la differenza".
Panzeri ha sottolineato come i tempi di recupero di Federica siano stati eccezionali: "Ci sono calciatori che ci mettono 9-10 mesi per un crociato". Federica, invece, ha gareggiato e vinto con una placca in metallo e diverse viti nel ginocchio. Ormai finita la riabilitazione ora "si parla di riatletizzazione, controllo del dolore" perché "comunque il ginocchio fa male". Nonostante il dolore, la voglia di vincere di Federica Brignone è più forte che mai, e l'oro olimpico ne è la dimostrazione più evidente.
Il trionfo di Federica Brignone è un esempio di resilienza, determinazione e amore per lo sport. Una storia che ispira e che dimostra come, con la forza di volontà, si possano superare anche gli ostacoli più difficili. L'Italia dello sci può gioire per questa medaglia d'oro, ma soprattutto per la grandezza di un'atleta che ha saputo trasformare un momento di difficoltà in un'opportunità di crescita e di affermazione.

