Il mondo del tennis è rimasto letteralmente senza fiato davanti a quello che è accaduto sul cemento di New York. In una serata che doveva essere una semplice formalità per il campione in carica, l'Arthur Ashe Stadium è diventato il teatro di una delle più grandi sorprese della storia moderna dello sport. Novak Djokovic, l'uomo dei record e il dominatore incontrastato delle ultime decadi, è stato eliminato al primo turno degli US Open dall'argentino Mariano Navone. L'evento ha una portata storica senza precedenti: per trovare un'altra eliminazione all'esordio del fuoriclasse serbo in uno Slam bisogna riavvolgere il nastro fino al lontano Australian Open 2006, quando un giovanissimo Nole venne sconfitto da Paul Goldstein. Da quel momento, il serbo aveva inanellato una striscia incredibile di 78 vittorie consecutive ai debutti nei tornei più prestigiosi del mondo, un record che oggi, 31 agosto 2026, si infrange sotto i colpi di un avversario tenace e, soprattutto, a causa di un crollo fisico tanto evidente quanto preoccupante.
La cronaca del match racconta di una battaglia di logoramento durata ben quattro ore e 36 minuti, terminata con il punteggio di 7-6 (5), 5-7, 4-6, 6-2, 6-1 a favore di Mariano Navone. Nonostante un inizio promettente, in cui Novak Djokovic era riuscito a portarsi subito in vantaggio con un break, i segnali di un malessere profondo sono emersi già nella prima ora di gioco. Problemi di respirazione e un evidente affaticamento hanno costretto il serbo a richiedere l'intervento del medico già durante il primo set, perso poi al tie-break. Eppure, la classe del campione sembrava poter sopperire alle carenze atletiche: con un sussulto d'orgoglio, Nole è riuscito a ribaltare l'inerzia dell'incontro aggiudicandosi il secondo e il terzo set, portandosi in vantaggio per due set a uno e trovando persino un break in apertura del quarto parziale.
Proprio nel momento in cui la vittoria sembrava alla portata, il corpo di Novak Djokovic ha ceduto definitivamente. Sopraffatto da conati di vomito e costretto a utilizzare impacchi di ghiaccio a ogni cambio di campo per contrastare l'ipertermia e il malessere generale, il tennista di Belgrado ha subito un parziale devastante di cinque game consecutivi nel quarto set. Le immagini di un Djokovic sofferente, curvo su se stesso e visibilmente debilitato, hanno fatto il giro del mondo, mentre l'argentino Mariano Navone, con la freddezza dei grandi combattenti, continuava a muovere il gioco e a colpire con precisione, approfittando della totale assenza di mobilità dell'avversario. Il set decisivo è stato un monologo dell'argentino, con Novak Djokovic tormentato anche da forti dolori alla parte bassa della schiena e alla spalla, chiudendo mestamente con un 6-1 che sancisce forse il punto più basso della sua gloriosa carriera in termini di tenuta fisica.
Nelle interviste post-partita, Novak Djokovic non ha cercato scuse, parlando apertamente di una condizione cronica che sta minando la sua stagione. Il serbo ha descritto le sue sensazioni in campo come terribili, rivelando che il problema del vomito e del cedimento strutturale del corpo è una costante con cui sta convivendo in quasi ogni match di quest'anno. Nonostante la sofferenza, ha voluto onorare l'impegno fino all'ultimo punto, rifiutando l'idea del ritiro per rispetto del pubblico di New York e del suo avversario. Proprio il pubblico dell'Arthur Ashe Stadium ha giocato un ruolo fondamentale, sostenendo il serbo nei momenti più bui con un calore che ha profondamente commosso il tennista. Questa sconfitta apre ora seri interrogativi sul futuro agonistico di Novak Djokovic: con un fisico che sembra non rispondere più alle sollecitazioni del tennis di altissimo livello, la strada verso il recupero appare in salita, mentre il giovane Mariano Navone si gode la vittoria più importante della vita, entrando di diritto nella storia degli US Open per aver abbattuto il muro del King Nole.

