Terremoto Arbitri: l'Inchiesta su Gianluca Rocchi si Allarga a 29 Club

Nuove rivelazioni sul presunto sistema di contatti tra il designatore e le società di Serie A e B: sotto la lente della Procura il metodo 'Gioca Jouer'.

Terremoto Arbitri: l'Inchiesta su Gianluca Rocchi si Allarga a 29 Club

Il mondo del calcio italiano si ritrova nuovamente nel bel mezzo di una tempesta giudiziaria che rischia di minare le fondamenta stesse della credibilità sportiva nazionale. L'inchiesta condotta dalla Procura di Milano, che vede al centro dell'attenzione il designatore arbitrale Gianluca Rocchi, sta assumendo proporzioni inaspettate, trasformandosi in un vero e proprio terremoto mediatico e istituzionale. Nelle ultime ore, nuovi dettagli rivelati dal quotidiano Repubblica hanno tracciato un quadro investigativo molto più ampio rispetto alle prime indiscrezioni, coinvolgendo un numero impressionante di società professionistiche.

Secondo quanto emerge dalle carte dell'inchiesta, il fulcro del sospetto risiede in una rete di relazioni definita "fittissima" tra i vertici dell'Associazione Italiana Arbitri e le dirigenze dei club. Non si tratterebbe più di singoli episodi isolati, come i già discussi casi di Udinese-Parma o le polemiche legate a Inter-Verona, ma di un sistema strutturato di comunicazioni. Gli inquirenti hanno messo sotto la lente d'ingrandimento i contatti intercorsi tra Gianluca Rocchi e i dirigenti di ben 29 club suddivisi tra Serie A e Serie B. Sebbene il ruolo di designatore imponga un certo grado di dialogo istituzionale, il sospetto è che tali rapporti abbiano valicato i confini della formalità, sfociando in una potenziale frode sportiva.

Uno degli elementi più inquietanti emersi dall'analisi dei flussi comunicativi è il cosiddetto metodo "Gioca Jouer". Questo termine, mutuato con ironia dagli inquirenti per descrivere un codice comunicativo quasi musicale, farebbe riferimento a una serie di segnali, messaggi e indicazioni criptiche che avrebbero avuto lo scopo di orientare le decisioni degli arbitri, in particolare di quelli impegnati nella sala VAR di Lissone. L'ipotesi accusatoria suggerisce che esistesse un vero e proprio linguaggio in codice per influenzare l'andamento delle revisioni video, garantendo un certo grado di protezione o di favore verso determinati club considerati "amici" o comunque influenti all'interno del sistema.

Oltre a Gianluca Rocchi, che ha prontamente optato per l'autosospensione nel tentativo di tutelare l'immagine della classe arbitrale e preparare la propria difesa, l'inchiesta coinvolge anche figure di spicco come il supervisore VAR Andrea Gervasoni. Al momento, la magistratura ordinaria non ha iscritto nel registro degli indagati i dirigenti dei club coinvolti, ma la mole di intercettazioni e tabulati telefonici risalenti ai primi mesi del 2025 suggerisce che la situazione sia in costante evoluzione. I magistrati di Milano intendono chiarire se esistesse un sistema di "gradimento" preventivo per le designazioni dei direttori di gara, una pratica che, se accertata, altererebbe profondamente il concetto di imparzialità della classe arbitrale.

Mentre la giustizia civile procede con i suoi tempi, con l'interrogatorio decisivo di Gianluca Rocchi fissato per giovedì 30 aprile, la giustizia sportiva non resta a guardare. Il procuratore federale Giuseppe Chinè ha già richiesto ufficialmente l'acquisizione degli atti d'indagine dalla Procura meneghina. La FIGC valuterà nelle prossime settimane se sussistano gli estremi per l'apertura di un fascicolo per violazione della lealtà sportiva. Nel caso in cui venissero confermati contatti non autorizzati o pressioni indebite, i club coinvolti potrebbero rispondere per responsabilità oggettiva. Questo scenario aprirebbe le porte a sanzioni pesantissime, che spaziano dalle ammende pecuniarie a penalizzazioni di punti in classifica, con il rischio di stravolgere i verdetti del campo per l'anno in corso e per quelli futuri.

La difesa del designatore rimane ferma sulla linea della totale correttezza operativa, sostenendo che ogni contatto fosse finalizzato esclusivamente al miglioramento tecnico del sistema e alla risoluzione di criticità regolamentari. Tuttavia, l'opinione pubblica e gli addetti ai lavori guardano con estrema preoccupazione a questa nuova ondata di opacità. In un momento in cui il calcio italiano sta cercando di rilanciare la propria immagine a livello internazionale, lo spettro di una nuova "Calciopoli" o comunque di un sistema di influenze sommerse rappresenta un colpo durissimo alla fiducia dei tifosi e degli investitori. La data del 30 aprile segnerà un punto di svolta fondamentale per capire se il sistema arbitrale saprà riformarsi o se l'inchiesta porterà a un totale azzeramento dei vertici dell'AIA.

Pubblicato Martedì, 28 Aprile 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Martedì, 28 Aprile 2026

Marco P.

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