Oracle si trova al centro di una controversia legale significativa, con una class action intentata da un gruppo di obbligazionisti scontenti. L'accusa principale è che la società abbia fornito informazioni fuorvianti riguardo all'ammontare dei fondi necessari per sostenere i suoi ambiziosi progetti infrastrutturali nel campo dell'Intelligenza Artificiale (AI). Secondo quanto riportato da Tom's Hardware, citando Reuters, gli investitori sostengono di aver subito perdite finanziarie a causa di queste presunte comunicazioni ingannevoli.
In particolare, gli attori della class action contestano la tempistica e la portata delle emissioni obbligazionarie di Oracle. Affermano che la società aveva lasciato intendere la possibilità di ulteriori finanziamenti, quando in realtà aveva già pianificato l'emissione di una nuova tranche di obbligazioni. Questa discrepanza tra le dichiarazioni e le azioni concrete di Oracle è al centro della disputa legale.
I fatti risalgono al 25 settembre 2025, quando Oracle ha venduto titoli e obbligazioni per un valore di 18 miliardi di dollari. L'obiettivo dichiarato era supportare un accordo infrastrutturale con OpenAI del valore di 300 miliardi di dollari. Tuttavia, solo due mesi dopo, gli investitori sono stati colti di sorpresa dall'annuncio di una nuova emissione di obbligazioni per un importo di ben 38 miliardi di dollari. Questa mossa ha scatenato una reazione negativa da parte del mercato, che ha interpretato l'aumento del debito di Oracle come un segnale di rischio creditizio accresciuto.
Di conseguenza, la serie iniziale di obbligazioni e titoli ha subito un calo di valore, venendo scambiata a prezzi comparabili a quelli di società con rating inferiori. Gli obbligazionisti, guidati dal fondo pensione Ohio Carpenters’ Pension Plan, sostengono che i documenti relativi alla prima emissione obbligazionaria indicavano solo la *possibilità* di ulteriori prestiti. Invece, sostengono gli attori, Oracle era già a conoscenza dell'imminente emissione di una nuova e più consistente tranche di titoli per finanziare l'espansione del suo business. La class action individua in Oracle, nei suoi top manager e nelle 16 banche che hanno sottoscritto il prestito, i responsabili di violazioni del Securities Act del 1933.
La vicenda si inserisce in un contesto di crescente attenzione e preoccupazione per il potenziale rischio di una bolla speculativa nel settore dell'Intelligenza Artificiale. Nonostante gli avvertimenti degli esperti, Oracle ha continuato ad assumere aggressivamente debito per finanziare i suoi piani in questo ambito. La prima operazione di raccolta fondi, nel settembre 2025, aveva visto una domanda di titoli quattro volte superiore all'offerta. Tuttavia, appena tre mesi dopo, gli investitori si sono trovati a registrare una perdita di 1,3 miliardi di dollari sui loro investimenti.
Nonostante le agenzie di rating S&P e Moody's mantengano ancora un rating di livello investment grade per Oracle, con valutazioni di BBB o Baa2, queste si trovano a un passo dalla soglia dei rating *spazzatura*. Inoltre, le agenzie potrebbero rivedere al ribasso le loro valutazioni, in funzione del livello di rischio che la società si assume. La costruzione di infrastrutture per l'Intelligenza Artificiale richiede investimenti ingenti, nell'ordine di miliardi o addirittura trilioni di dollari. Mentre colossi come Microsoft, Meta e Amazon possono attingere alle proprie riserve finanziarie, le aziende più piccole spesso necessitano di finanziamenti esterni, attraverso l'emissione di titoli, la vendita di azioni o altre combinazioni di strumenti finanziari. La complessità del settore è ulteriormente accentuata dalla presenza di reti di investimenti incrociati, progetti congiunti, vendite e prestiti, il che significa che il fallimento anche di una sola azienda potrebbe innescare un effetto domino con conseguenze catastrofiche per l'intero ecosistema.
La class action contro Oracle solleva interrogativi importanti sulla trasparenza delle comunicazioni finanziarie delle aziende che operano nel settore dell'Intelligenza Artificiale e sulla gestione del rischio legato agli investimenti in questo campo in rapida evoluzione. L'esito della vicenda potrebbe avere implicazioni significative per il futuro del finanziamento delle iniziative AI e per la fiducia degli investitori nel settore tecnologico.

