Mentre gli sviluppatori di sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) dipingono scenari futuristici di progresso, l'implementazione pratica di queste soluzioni si rivela disomogenea e spesso caotica. Secondo diversi esperti, una gestione aziendale più oculata e una formazione mirata del personale potrebbero contribuire a superare queste incongruenze.
Gli studi sociologici sull'effettivo impatto dell'IA sono ancora limitati, poiché l'adozione di tali strumenti tecnologici da parte delle aziende avviene con una prevedibile inerzia. Tuttavia, le nuove indagini evidenziano una notevole disomogeneità nell'implementazione pratica dell'IA.
Non sempre, ad esempio, i dipendenti che potrebbero trarre i maggiori benefici dall'IA sono i suoi utilizzatori più attivi. In teoria, i collaboratori più esperti dovrebbero essere in grado di interagire in modo più produttivo con l'IA, identificando eventuali errori grazie alla loro competenza. In realtà, spesso esitano a farlo.
Uno studio condotto da Workhelix all'interno di un'azienda farmaceutica con oltre 50.000 dipendenti ha rivelato risultati sorprendenti. L'IA viene utilizzata più frequentemente dai tirocinanti che dai dipendenti con maggiore esperienza. I giovani sono più inclini alla sperimentazione, anche se l'età non è l'unico fattore determinante, poiché anche tra loro si riscontrano oppositori all'IA. Piuttosto, la predisposizione all'interazione con l'IA sembra dipendere dalla volontà del singolo di sperimentare, indipendentemente dall'età.
In questa specifica azienda farmaceutica, il secondo gruppo di utenti attivi dell'IA era composto da ricercatori professionisti, un dato piuttosto logico, data la natura sperimentale e orientata alla ricerca di nuove tecnologie del loro lavoro quotidiano. Un fattore cruciale per l'efficacia dell'IA è anche il supporto da parte del management aziendale, unitamente a programmi di formazione adeguati per il personale.
Gli analisti di McKinsey hanno rilevato che circa due terzi delle aziende si limitano a sperimentare con l'IA, e solo una su venti può vantare un'elevata efficacia nella sua applicazione, con un contributo dell'IA superiore al 5% del fatturato. Anche quando i datori di lavoro creano pari opportunità di accesso agli strumenti di IA per i dipendenti, la riorganizzazione dei processi non è immediata. Maggiore è il numero di persone coinvolte nella catena, più complessa diventa l'implementazione dell'IA.
L'introduzione dei personal computer a metà degli anni Ottanta del secolo scorso ha dimostrato che le tecnologie avanzate migliorano l'efficienza aziendale solo dopo alcuni anni, mentre inizialmente la produttività potrebbe addirittura risentirne. La formazione del personale e la riorganizzazione dei processi aziendali possono richiedere anni prima che l'IA inizi a dare i suoi frutti. L'umanità ha già attraversato diverse ondate di rivoluzione tecnologica: prima i personal computer, poi internet, i servizi cloud e i dispositivi mobili. La leadership aziendale deve svolgere un ruolo fondamentale nella promozione di queste innovazioni.
Uno studio di Microsoft Research, pubblicato a luglio, ha evidenziato che le professioni più suscettibili all'implementazione dell'IA sono quelle legate alla scrittura di testi o codice, o alla ricerca. I giovani dipendenti sono più motivati a utilizzare l'IA nel loro lavoro, poiché ciò può dimostrare la loro efficacia al management e favorire la loro progressione di carriera. I professionisti che ignorano lo sviluppo dell'IA dovranno prima o poi imparare a utilizzarla, oppure abbandonare il mercato del lavoro. In realtà, non è l'IA a privare le persone del lavoro, ma piuttosto la loro posizione potrebbe essere occupata da altri specialisti in grado di applicarla in modo efficace. In sintesi, l'adozione efficace dell'IA richiede un cambiamento culturale e organizzativo, guidato da una leadership consapevole e supportato da una formazione continua del personale. Solo così le aziende potranno sbloccare il vero potenziale di questa tecnologia e ottenere un vantaggio competitivo duraturo.
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