Il calcio, spesso, mette i giocatori di fronte a scelte difficili, dove la passione e il senso di responsabilità verso la squadra si scontrano con gli affetti personali. Robin Gosens, terzino della Fiorentina, ha recentemente condiviso un episodio toccante che illustra questa complessa dinamica. In un episodio del suo podcast, Wie Geht's?, Gosens ha rivelato di aver seguito il funerale della nonna in streaming, pur di non abbandonare la squadra in un momento critico della stagione.
Era il 29 ottobre 2026 e la Fiorentina, in quel periodo, si trovava in una posizione precaria in classifica. La squadra affrontava l'Inter a San Siro, una partita cruciale per risollevare le sorti del campionato. Pochi giorni prima, Gosens aveva subito la perdita della nonna, un lutto che lo aveva profondamente colpito. Tuttavia, sentendosi responsabile della difficile situazione della squadra, decise di rimanere in Italia e di non partecipare al funerale.
"Non ho detto niente a Pioli perché è una persona molto empatica e mi avrebbe sicuramente lasciato andare in Germania, ma giocavamo alle 20:45 e alle 16:00 c'era il funerale: mio padre mi ha chiamato su FaceTime durante tutta la funzione", ha confessato Gosens. Questa decisione, dettata dal senso di dovere verso la squadra, lo ha portato a vivere un momento straziante, seguendo l'ultimo saluto alla nonna attraverso uno schermo, mentre si preparava a scendere in campo.
Il destino, però, ha voluto che proprio durante quella partita contro l'Inter, Gosens subisse un infortunio muscolare che lo ha costretto a rimanere fuori dal campo per diverse settimane. "Ho voluto esserci ma non ero sereno. Credo però che se sei ultimo, sei un calciatore responsabile della miseria che la squadra sta mettendo in campo. Ma quando non sei sereno a livello mentale, non lo sei neanche a livello fisico. Infatti dopo 70 minuti 'bam', lesione della fibra muscolare", ha spiegato il terzino.
Riflettendo a posteriori su quella scelta, Gosens ha ammesso di essersi pentito di non aver condiviso il suo dolore con qualcuno e di aver cercato di affrontare tutto da solo. "Siamo partiti volendo andare in Champions e ci siamo ritrovati a lottare nella zona retrocessione. Guadagno, quindi mi sento responsabile. Ma anche sentendosi responsabili credo si debba sempre aver chiaro qual è il giusto percorso e quali sono le scelte da prendere. Avrei dovuto parlarne, invece di tenerlo per me. Anche perché con quell'infortunio sono rimasto fuori diverso tempo", ha concluso Gosens.
La storia di Robin Gosens è un esempio di come il mondo del calcio possa mettere a dura prova i suoi protagonisti, costringendoli a fare scelte difficili e a confrontarsi con i propri limiti emotivi. La sua confessione, sincera e toccante, invita a riflettere sull'importanza di trovare un equilibrio tra gli impegni professionali e la sfera personale, e sull'importanza di condividere il proprio dolore con gli altri.
La vicenda di Gosens riapre il dibattito sul ruolo dello sport nella vita degli atleti professionisti e su quanto sia importante preservare la loro umanità, al di là delle pressioni e delle aspettative che gravano sulle loro spalle. La speranza è che storie come questa possano contribuire a creare un ambiente più empatico e comprensivo, dove gli atleti si sentano liberi di esprimere le proprie emozioni e di chiedere aiuto quando ne hanno bisogno.

