Serie A, torna l'incubo mercato a saldo zero: Lazio e altri tre club nel mirino

La scadenza del 1 giugno gela i piani di Lazio, Monza, Venezia e Sassuolo: nuovi vincoli finanziari bloccano gli acquisti senza prima vendere

Serie A, torna l'incubo mercato a saldo zero: Lazio e altri tre club nel mirino

Il panorama del calcio italiano si trova nuovamente ad affrontare una tempesta finanziaria che rischia di ridisegnare gli equilibri della sessione estiva dei trasferimenti. La data spartiacque del 1 giugno 2026 ha lasciato strascichi pesanti negli uffici della Lega Serie A, portando a galla una situazione di sofferenza economica per diverse società di primo piano. Secondo le ultime indiscrezioni trapelate, il fantasma del mercato bloccato, meglio noto come regime a saldo zero, è tornato a bussare alla porta della Lazio, ma non è l'unica realtà a dover fare i conti con i nuovi e stringenti parametri federali. Insieme alla società capitolina presieduta da Claudio Lotito, figurano sotto stretta osservazione anche il Monza, il Venezia e il Sassuolo.

Il cuore del problema risiede nel mancato rispetto del cosiddetto parametro del costo del lavoro allargato. Questa metrica, fondamentale per la sostenibilità dei club moderni, misura il rapporto tra le spese complessive sostenute per il personale sportivo — che comprendono stipendi lordi, ammortamenti dei cartellini e commissioni agli agenti — e i ricavi operativi generati, inclusi i proventi commerciali e i diritti televisivi. A partire da questa stagione sportiva, le regole del gioco sono diventate sensibilmente più dure: per favorire una gestione più oculata e incentivare l'investimento nei vivai nazionali, la FIGC ha deciso di abbassare la soglia di tolleranza dallo 0,8 allo 0,7. Questo significa che i costi legati alla rosa non possono eccedere il 70% del fatturato utile, un vincolo che ha messo in crisi le strategie di chi, negli anni passati, ha operato al limite delle proprie possibilità finanziarie.

Le ripercussioni per Lazio, Monza, Venezia e Sassuolo sono immediate e drastiche. Superare la soglia stabilita comporta l’impossibilità di registrare nuovi contratti in entrata, a meno che non si dimostri una capacità di autofinanziamento totale. In termini pratici, il club può acquistare un nuovo calciatore solo se, contestualmente, genera entrate di pari o superiore valore attraverso cessioni definitive, risparmi sugli ingaggi di giocatori in scadenza o risoluzioni contrattuali. Questo meccanismo, che obbliga al pareggio perfetto, impedisce di fatto qualsiasi operazione mirata a rinforzare l'organico senza prima aver sacrificato i pezzi pregiati della rosa. Per la Lazio, che già nella scorsa estate aveva vissuto una fase di sostanziale immobilismo, si prospetta un’altra estate di sofferenza in cui ogni mossa in entrata dovrà essere preceduta da un’uscita dolorosa.

La situazione non è meno complessa per il Monza, che dopo gli anni di grandi investimenti della gestione Berlusconi sta cercando un nuovo equilibrio sostenibile, né per realtà come Venezia e Sassuolo, che pur vantando una tradizione di scouting d'eccellenza, si ritrovano schiacciate da ricavi che faticano a tenere il passo con le crescenti pretese salariali del mercato globale. Il regolamento attuale però offre alcune scappatoie, seppur costose. Per evitare il blocco operativo, i club possono ricorrere a interventi diretti degli azionisti. Un aumento di capitale o un versamento soci a copertura delle perdite potrebbe riportare il parametro sotto la soglia critica, permettendo così di tornare a operare liberamente sul mercato. Inoltre, da quest’anno, è stata introdotta la possibilità di utilizzare le riserve di utili presenti nel patrimonio netto, a patto che siano effettivamente distribuibili.

Tuttavia, la strada dell'intervento padronale non è sempre percorribile o desiderata, specialmente in un'ottica di medio-lungo periodo dove l'obiettivo della UEFA e delle leghe nazionali è il raggiungimento del break-even strutturale. Gli uffici legali e finanziari delle quattro società coinvolte sono al lavoro per presentare integrazioni documentali che possano ammorbidire la posizione della COVISOC, ma il tempo stringe. Con l'apertura ufficiale della finestra di trasferimenti ormai alle porte, il rischio è che queste società perdano i propri obiettivi primari, lasciando campo libero alle concorrenti nazionali ed estere. In questo scenario, le strategie di scouting dovranno diventare ancora più creative, puntando su parametri zero o giovani talenti dai costi contenuti, sperando che le cessioni programmate possano sbloccare la liquidità necessaria per regalare ai propri allenatori i rinforzi promessi. La sfida per il calcio italiano nel 2026 resta la stessa: bilanciare l'ambizione sportiva con una stabilità economica che non può più essere ignorata, pena il declassamento a comparse nel teatro del grande calcio europeo.

Pubblicato Giovedì, 04 Giugno 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Giovedì, 04 Giugno 2026

Marco P.

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