In casa Honda, l'attesa per un ritorno ai vertici della MotoGP è palpabile. Dopo anni difficili, segnati dall'infortunio di Marc Marquez nel 2020 e da un progressivo calo di competitività della moto, il team sembra aver intrapreso la strada giusta. I recenti test pre-stagionali hanno mostrato segnali incoraggianti sulla nuova RC213V, tanto da far intravedere una luce in fondo al tunnel.
Tuttavia, Alberto Puig, team manager di Honda MotoGP, invita alla cautela. Nonostante i progressi evidenti, preferisce non sbilanciarsi troppo e rimanda ogni giudizio definitivo al termine del Gran Premio di Thailandia 2026, la prima gara della stagione. "Ne riparliamo domenica dopo la gara", ha dichiarato Puig, sottolineando l'importanza di verificare le prestazioni della moto in condizioni reali di competizione. "Siamo migliorati, sì, anche se ovviamente, lo dico sinceramente, credo che non siamo ancora al top. Non voglio dire qualcosa in cui non credo. Ma siamo cresciuti, questo è chiaro. Lo vediamo dai tempi e dai commenti dei piloti, che si sono mostrati soddisfatti dell'evoluzione".
Il lavoro di sviluppo della Honda è stato intenso e mirato, con un approccio che ha coinvolto sia la sede centrale in Giappone che il nuovo centro operativo in Italia. Quest'ultimo, in particolare, ha portato una ventata di novità grazie all'apporto di ingegneri specializzati e all'utilizzo di tecnologie all'avanguardia. "Il sistema giapponese rimane il sistema giapponese. Ma è anche vero che abbiamo avviato un nuovo progetto in Italia con molti nuovi ingegneri che collaborano direttamente con noi e che stanno conducendo molte ricerche ad un livello molto alto e interessante. Alla fine, tutto conta, tutto aiuta. Stiamo collaborando strettamente con il Racing Center in Italia e in Giappone, e stanno crescendo poco a poco".
I progressi compiuti hanno portato Honda a perdere alcune delle concessioni di cui beneficiava, un prezzo da pagare per tornare a competere ad armi pari con Aprilia e KTM. Puig, però, non sembra preoccupato da questa limitazione: "Non è che ti limiti, è che hai meno opportunità di fare più cose, ma logicamente per noi era prioritario fare un salto di qualità, perché se non lo fai, significa che non hai lavorato bene e non hai migliorato. Siamo contenti di questo cambio di fascia e, logicamente, quando succede devi adattarti alle condizioni della nuova dimensione in cui ti trovi. Quindi, ostacolo o no, è così che stanno le cose".
Oltre al lavoro sulla RC213V attuale, Honda è già proiettata verso il futuro, con lo sviluppo della RC214V, la moto che rispetterà le nuove normative tecniche previste per il 2027. I primi test di questa moto si sono già svolti in Giappone, anche se al momento nonTrapelano informazioni dettagliate. "Sicuramente la stanno provando in Giappone, senza dubbio l'hanno fatto. Vediamo, è un progetto nuovo. È difficile dire qualcosa in questo momento. Non abbiamo visto la moto, ma sinceramente credo che tutti i Costruttori stiano facendo lo stesso, perché tutti ne hanno una, lo posso assicurare. Stanno iniziando a provarla, ma ovviamente lo fanno in modo diverso".
Un altro tema caldo in casa Honda è la scelta del secondo pilota per la prossima stagione, affianco a Fabio Quartararo, il cui ingaggio sembra ormai certo, anche se non ancora ufficializzato. Joan Mir e Luca Marini sono entrambi in lizza per la riconferma, ma la decisione finale spetterà al team. "Penso che entrambi siano contenti di far parte della squadra. Stiamo facendo tutto il possibile per aiutarli a progredire. La situazione attuale è questa: se il contratto scade quest'anno, dovremo vedere cosa succede. Questo sarà un aspetto da chiarire durante la stagione". Il futuro di Honda MotoGP è ancora incerto, ma la determinazione e il lavoro svolto finora fanno ben sperare per un ritorno ai fasti di un tempo.

