Una notte magica, destinata a rimanere scolpita negli annali della storia biancoceleste e nel cuore dei tifosi accorsi alla New Balance Arena. La Lazio conquista l'accesso alla finalissima di Coppa Italia al termine di una battaglia epica contro l'Atalanta, risolta solo ai calci di rigore grazie a una prestazione fuori dal comune del suo giovane talento, Edoardo Motta. Il portiere ventunenne, già nel giro della Nazionale Under 21 azzurra, si è trasformato in un muro invalicabile durante la lotteria dei penalty, neutralizzando ben quattro tentativi bergamaschi e regalando a Maurizio Sarri la possibilità di giocarsi il trofeo nell'ultimo atto contro l'Inter.
Il match è iniziato sotto il segno di una fortissima tensione tattica. Sin dai primi minuti, la posta in palio è apparsa evidente a tutti i presenti. L'Atalanta guidata da Raffaele Palladino ha cercato di imporre il proprio ritmo attraverso un pressing asfissiante e verticalizzazioni improvvise, ma la Lazio ha risposto con una compattezza difensiva esemplare. Durante tutto il primo tempo, le occasioni da rete sono state rarissime: una partita a scacchi tra due allenatori che non volevano concedere il minimo spazio all'avversario. I biancocelesti hanno saputo soffrire l'iniziativa della Dea, chiudendo ogni varco centrale e costringendo gli orobici a una manovra sterile sulle fasce, dove però i cross venivano sistematicamente respinti da una retroguardia guidata con autorità da Alessio Romagnoli.
La ripresa ha visto un deciso cambio di passo. Al minuto 61’, la sfida sembrava aver preso una direzione precisa quando Ederson ha trovato la via del gol per i nerazzurri. Tuttavia, la gioia dei bergamaschi è stata strozzata in gola dalla decisione arbitrale: la rete è stata annullata per un precedente fallo di Krstovic proprio su Edoardo Motta. Questo episodio ha innescato un clima di estremo nervosismo, culminato in accese proteste da parte della panchina orobica e in uno scontro verbale tra i due tecnici, Palladino e Sarri. Poco dopo, è stata la Lazio a gridare allo scandalo per un presunto tocco di mano di Scalvini in area di rigore, non sanzionato dal direttore di gara nonostante i replay lasciassero spazio a molti dubbi.
Il finale dei tempi regolamentari è stato un concentrato di emozioni pure. All'85’, su un corner calciato magistralmente da Mattia Zaccagni, lo stacco imperioso di Alessio Romagnoli ha trafitto il portiere avversario, portando la Lazio in vantaggio e facendo esplodere l'entusiasmo dei sostenitori capitolini. Sembrava il colpo del ko, ma la resilienza dell'Atalanta è emersa solo due minuti più tardi. All'87’, un'azione insistita di Krstovic ha liberato Mario Pasalic in area, freddo nel battere Motta per il pareggio immediato. Nei minuti di recupero, la Dea ha sfiorato il colpaccio clamoroso: prima Ederson e poi Gianluca Scamacca, quest'ultimo fermato solo da un palo clamoroso, hanno fatto tremare la traversa laziale.
Anche i tempi supplementari non hanno lesinato colpi di scena. Al 96’, Giacomo Raspadori aveva trovato la via del raddoppio per l'Atalanta, ma la segnalazione millimetrica del guardalinee per la posizione irregolare di Davide Zappacosta ha vanificato tutto. La stanchezza ha poi preso il sopravvento, con le due squadre ormai sfinite che hanno preferito non rischiare, trascinando la contesa alla lotteria dei calci di rigore. In questo scenario, è salito in cattedra Edoardo Motta. Nonostante gli errori iniziali dei compagni e degli avversari, con Tavares, Scamacca, Cataldi e Zappacosta che non sono riusciti a segnare, il portiere laziale ha compiuto due miracoli consecutivi su Mario Pasalic e Charles De Ketelaere. Grazie alle reti decisive di Isaksen e Taylor, la Lazio ha potuto finalmente festeggiare il passaggio del turno. Per Edoardo Motta, questa notte rappresenta la consacrazione definitiva, ponendolo come uno dei talenti più brillanti del calcio italiano nel suo ruolo, mentre per la società del presidente Claudio Lotito si apre la strada verso una finale contro l'Inter che promette scintille allo stadio Olimpico di Roma.

