L'universo del calcio mondiale è nuovamente scosso da rivelazioni che mettono in discussione l'integrità dei suoi vertici, sollevando un polverone mediatico che sembrava appartenere a epoche passate. Al centro della bufera c'è ancora una volta Gianni Infantino, il Presidente della FIFA, finito nel mirino di un'inchiesta dettagliata pubblicata dal prestigioso quotidiano britannico The Times. Secondo quanto riportato, il dirigente svizzero-italiano avrebbe percepito un secondo stipendio, mai dichiarato ufficialmente, strettamente legato all'organizzazione dei Mondiali 2026 negli Stati Uniti. Questa rivelazione, giunta oggi 12 ottobre 2026, getta un'ombra pesante sulla gestione della massima organizzazione calcistica mondiale proprio mentre il presidente si appresta a cercare la riconferma per un nuovo mandato.
Le cifre emerse dall'inchiesta giornalistica sono a dir poco vertiginose e aprono un dibattito etico profondo. Oltre ai 4,57 milioni di euro regolarmente dichiarati nel rapporto annuale della FIFA, Infantino avrebbe incassato ulteriori 1,6 milioni di euro nel corso del 2024. Questi fondi proverrebbero direttamente dalla società statunitense incaricata di gestire l'enorme macchina organizzativa del torneo iridato che coinvolgerà Canada, Messico e USA. Il problema sollevato dagli inquirenti non risiede solo nell'entità della somma, ma nella mancanza assoluta di trasparenza: questi compensi extra non figurerebbero nei documenti ufficiali dell'ente, in apparente contrasto con l'articolo 43 dello statuto della FIFA, che impone la pubblicazione integrale di ogni remunerazione destinata al presidente, ai membri del Consiglio e al segretario generale.
L'inchiesta suggerisce che questa pratica non sia stata un caso isolato limitato a un solo anno fiscale, ma che pagamenti simili, se non addirittura superiori, siano proseguiti anche nel 2025 e durante l'anno corrente, il 2026. A complicare la posizione di Gianni Infantino vi è anche la questione della sua residenza operativa in Florida. Fonti interne citate dal The Times indicano che una parte consistente di questi benefit aggiuntivi potrebbe essere servita a coprire le spese di mantenimento di una lussuosa villa situata nelle esclusive Sunset Islands di Miami. Sebbene un portavoce della proprietà abbia dichiarato che il presidente abbia versato un affitto di mercato per tre anni, il sospetto che l'alloggio facesse parte di un pacchetto di compensi occulti alimenta il malcontento tra le federazioni nazionali.
Miguel Maduro, ex presidente del comitato di governance della FIFA e voce autorevole in tema di etica sportiva, è intervenuto duramente sulla questione, definendo quanto accaduto come una chiara violazione delle norme vigenti. Secondo Maduro, la questione non riguarda esclusivamente l'ammontare del guadagno – dato che il presidente gestisce un volume d'affari globale – ma come questi guadagni vengano comunicati agli stakeholder e al pubblico mondiale. La richiesta di un'indagine indipendente e imparziale si fa sempre più pressante, con diversi osservatori che chiedono chiarezza immediata prima della scadenza dei termini per le nuove candidature alla presidenza, fissata per il prossimo 18 novembre.
La replica della FIFA non si è fatta attendere, ma è apparsa a molti analisti come eccessivamente cauta e interlocutoria. L'organizzazione con sede a Zurigo ha difeso il proprio operato sostenendo che ogni benefit è gestito con rigore dal sottocomitato competente e regolarmente comunicato alle autorità fiscali degli Stati Uniti. Tuttavia, il punto nodale rimane irrisolto: perché queste somme non compaiono nel bilancio consolidato accessibile a tutte le federazioni associate? Questo vuoto comunicativo è percepito da molti come un pericoloso passo indietro rispetto alle promesse di totale trasparenza che avevano caratterizzato l'ascesa di Infantino dopo lo scandalo che coinvolse Sepp Blatter.
Il contesto in cui esplode questa nuova crisi è particolarmente delicato. Gianni Infantino ha recentemente dovuto affrontare il fallimento di alcuni progetti ambiziosi, come l'apertura a investitori privati per quote economiche legate ai diritti d'immagine dei Mondiali. La pressione delle grandi confederazioni, in particolare della UEFA, ha spesso creato frizioni con la visione di un calcio sempre più centralizzato e orientato al mercato nordamericano. Con l'avvicinarsi della rassegna iridata del 2026, la più grande della storia con ben 48 squadre partecipanti, la stabilità della leadership è considerata fondamentale dagli sponsor, ma la credibilità del suo vertice appare oggi minata in modo forse irreparabile.
In questo scenario di incertezza, il mondo del calcio si interroga profondamente sul futuro della propria governance. Se da un lato la crescita economica sotto la gestione Infantino è un dato di fatto oggettivo, dall'altro il ritorno di spettri legati alla gestione opaca delle finanze personali rischia di allontanare partner commerciali cruciali. Le prossime settimane saranno decisive per il futuro politico del presidente: se dovessero emergere prove documentali inconfutabili di ulteriori flussi di denaro non tracciati, la candidatura di Infantino per il prossimo quadriennio potrebbe incontrare ostacoli insormontabili, aprendo la strada a figure di rottura che finora sono rimaste in attesa. Gli uffici di Miami e la sede centrale in Svizzera sono ora sotto la lente d'ingrandimento dei regolatori internazionali, in attesa di capire se la struttura di controllo interna sarà in grado di fornire risposte esaustive o se sarà necessario l'intervento diretto delle autorità giudiziarie civili per ristabilire l'ordine e la legalità all'interno del sistema calcio.

