Inchiesta Arbitri: Procura di Milano divisa sul caso Rocchi tra archiviazione e nuovi dubbi

Mentre il pm Maurizio Ascione si prepara al trasferimento alla Procura Europea, resta l'incertezza sulla frode sportiva e i presunti rapporti con l'Inter

Inchiesta Arbitri: Procura di Milano divisa sul caso Rocchi tra archiviazione e nuovi dubbi

Il panorama giudiziario milanese si trova oggi, 14 Luglio 2026, a un bivio fondamentale che potrebbe ridisegnare i confini della giustizia sportiva e ordinaria legata al mondo del calcio. Al quarto piano del Palazzo di Giustizia di Milano, il clima è di estrema tensione: mancano infatti pochissime ore al trasferimento ufficiale del pubblico ministero Maurizio Ascione presso la Procura Europea (EPPO), un incarico di prestigio che tuttavia lascia aperta una ferita profonda in una delle indagini più delicate degli ultimi anni. Il nodo del contendere è la posizione di Gianluca Rocchi, l'ex designatore arbitrale che per mesi è stato il fulcro di un’inchiesta complessa e ramificata, volta a far luce su presunti condizionamenti e irregolarità nelle designazioni dei direttori di gara per partite cruciali della massima serie.

Ad oggi, penultimo giorno di servizio per Maurizio Ascione a Milano, il magistrato non ha ancora apposto la propria firma sull'atto di chiusura indagini che, nelle intenzioni dell'aggiunto Paolo Ielo, dovrebbe portare verso una richiesta di archiviazione per Gianluca Rocchi. La divergenza tra i due magistrati non è solo formale, ma sostanziale: da un lato Paolo Ielo, subentrato di recente nel fascicolo proprio per coordinare la fase finale e dirimere i dubbi, ritiene che gli elementi raccolti in quasi due anni di indagini non siano sufficientemente solidi per reggere l'urto di un processo dibattimentale. Dall'altro, Maurizio Ascione appare ancora convinto della bontà dell'ipotesi accusatoria originaria, basata su un presunto concorso in frode sportiva che vedrebbe l'ex designatore agire in concerto con alcuni esponenti di spicco della società Inter.

L'inchiesta, nata nell'ottobre del 2024, ha attraversato fasi alterne e momenti di forte scontro procedurale. Nel corso degli accertamenti, un primo giudice per le indagini preliminari aveva inizialmente rigettato una richiesta di proroga delle intercettazioni, poi concessa da un secondo gip in un momento successivo, a dimostrazione di quanto il quadro indiziario sia stato oggetto di interpretazioni contrastanti fin dall'inizio. Gianluca Rocchi è stato destinatario di ben due inviti a comparire e ha dovuto rispondere a lunghi interrogatori, difendendo sempre la legittimità del suo operato e l'autonomia delle sue scelte tecniche. Tuttavia, la ricostruzione di Maurizio Ascione ipotizzava un sistema di "rapporti preferenziali" che avrebbero coinvolto anche Gabriele Gravina, all'epoca dei fatti presidente della FIGC, portando a nomine arbitrali influenzate da dinamiche extra-sportive.

Le partite finite sotto la lente d'ingrandimento della Procura di Milano coprono un arco temporale significativo. Si parte dalla sfida Bologna-Inter del 20 Aprile 2025, passando per la semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan del 23 Aprile 2025, fino a Inter-Verona del 3 Maggio 2025. L'ultimo tassello, cronologicamente parlando, riguarda il match Torino-Inter del 26 Aprile 2026. Secondo l'accusa, in queste occasioni le designazioni sarebbero state frutto di "interferenze" mirate, volte a favorire un determinato equilibrio sportivo. Eppure, secondo l'analisi condotta da Paolo Ielo, mancherebbero i riscontri oggettivi decisivi: non sono stati effettuati sequestri di smartphone o supporti informatici che avrebbero potuto fornire la "prova regina" di tali accordi, lasciando l'inchiesta ancorata a interpretazioni di dialoghi e contatti che, per quanto sospetti, potrebbero non costituire reato.

Mentre il destino giudiziario milanese di Gianluca Rocchi resta in bilico, altri rami dell'inchiesta stanno prendendo direzioni diverse. È ormai certo il trasferimento per competenza territoriale alla Procura di Monza del capitolo relativo alle cosiddette "bussate" alla sala VAR di Lissone. Si tratta di episodi inquietanti in cui soggetti non autorizzati avrebbero fatto pressione o interferito con il lavoro dei varisti durante partite come Udinese-Parma e Salernitana-Modena del 2025. In questo stralcio, oltre a Gianluca Rocchi, figurano nomi noti come l'ex supervisore Andrea Gervasoni e i varisti Luigi Nasca e Oreste Di Vuolo. La posizione di Daniele Paterna, accusato di aver fornito false informazioni al pubblico ministero, rimarrà invece incardinata a Milano, rappresentando l'ultimo baluardo di un'indagine che ha scosso le fondamenta del sistema arbitrale italiano.

Il futuro immediato vedrà anche l'invio massivo degli atti alla giustizia sportiva. Indipendentemente dagli esiti penali, la FIGC dovrà valutare se i comportamenti emersi violino i principi di lealtà, probità e correttezza sportiva. Se entro la serata di domani Maurizio Ascione non firmerà il provvedimento di Paolo Ielo, quest'ultimo procederà in autonomia, definendo le posizioni dei cinque indagati principali. La sensazione è quella di un'era che si chiude tra i veleni, con un sistema arbitrale che cerca faticosamente di ritrovare credibilità in un 2026 dove la tecnologia VAR e la trasparenza sono diventate i parametri fondamentali su cui tifosi e società misurano la regolarità del campionato. La decisione finale sulla richiesta di archiviazione segnerà inevitabilmente un punto di non ritorno per la carriera di Gianluca Rocchi e per l'immagine dell'Inter, in attesa che la verità processuale faccia definitivamente chiarezza su uno dei periodi più turbolenti del calcio nazionale.

Pubblicato Mercoledì, 15 Luglio 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Mercoledì, 15 Luglio 2026

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