Nella splendida e ribollente cornice dello Stadio Olimpico di Roma, l'Inter ha scritto l'ennesima pagina indelebile della sua epopea moderna, superando la Lazio con un netto 2-0 e alzando al cielo la decima Coppa Italia della propria storia. Questo successo non rappresenta soltanto un trofeo che arricchisce una bacheca già prestigiosa, ma costituisce il suggello definitivo su una stagione dominata in lungo e in largo, che vede la compagine di Cristian Chivu festeggiare il prestigioso "double" nazionale dopo aver già messo in bacheca il ventunesimo Scudetto. Per il tecnico rumeno, arrivato sulla panchina milanese tra lo scetticismo generale e capace di trasformare il gruppo in una macchina perfetta, si tratta di un trionfo personale che lo proietta nell'olimpo degli allenatori più vincenti di sempre al debutto in nerazzurro.
La cronaca della sfida racconta di un'Inter cinica, aggressiva e padrona assoluta del rettangolo verde fin dai primi vagiti del match, capace di capitalizzare con chirurgica precisione ogni minima incertezza degli avversari. La Lazio, guidata oggi dal vice di Maurizio Sarri (assente per una pesante squalifica che ne ha limitato l'apporto dalla panchina), è apparsa tesa e contratta, pagando a carissimo prezzo alcuni errori individuali che, in una finale di questo calibro, risultano inevitabilmente fatali. Il punteggio si è sbloccato già al 14' minuto, quando un calcio d'angolo arcuato e teso battuto da Federico Dimarco ha seminato il panico nell'area piccola biancoceleste. Nel tentativo disperato di anticipare l'incursione degli attaccanti, Adam Marusic ha commesso un errore di valutazione clamoroso, impattando malissimo il pallone di testa e infilando la propria porta. L'autogol del difensore montenegrino ha gelato i sostenitori laziali, dando il via a una fase di controllo tattico totale da parte della squadra di Milano.
Sotto di una rete, i capitolini hanno provato a imbastire una reazione, ma la pressione alta e asfissiante orchestrata da Chivu ha impedito ai centrocampisti avversari di sviluppare il consueto gioco fluido tipico del "Sarrismo". Al 35', è giunto il raddoppio che ha virtualmente messo in ghiaccio la finale. Una distrazione imperdonabile dell'esterno Nuno Tavares ha permesso a un rapace Denzel Dumfries di recuperare la sfera in una posizione avanzatissima; l'olandese, con la consueta lucidità, ha servito al centro dell'area un pallone d'oro che Lautaro Martinez ha dovuto solo appoggiare in rete. Per il capitano argentino, questo gol rappresenta l'ennesima gemma di una stagione da incorniciare, confermandosi come il leader carismatico e il trascinatore tecnico di un gruppo che non sembra conoscere limiti. Lo 0-2 ha mandato le squadre negli spogliatoi con una sensazione di netta superiorità interista, lasciando alla Lazio l'arduo compito di una rimonta quasi impossibile.
Nella ripresa, la formazione biancoceleste ha tentato di scuotersi, inserendo forze fresche per cercare di riaprire una contesa che appariva ormai segnata dal destino. Al 58', l'olandese Tijjani Noslin è stato il primo a suonare la carica, costruendo una splendida azione personale conclusa con un destro radente che ha sfiorato il palo alla destra di Josep Martinez. Proprio l'estremo difensore spagnolo, schierato titolare in questa campagna di coppa, si è rivelato un baluardo insuperabile nei momenti di massima pressione. Al 75', con un riflesso prodigioso, ha murato con il volto una conclusione ravvicinata di Boulaye Dia, spegnendo definitivamente le ultime residue speranze di rimonta per la Lazio. Pochi minuti prima, il neoentrato Luis Henrique aveva sprecato l'occasione per il tris nerazzurro, calciando alto sopra la traversa da ottima posizione dopo un contropiede fulmineo.
Il finale di gara a Roma è stato caratterizzato da un agonismo acceso e da un nervosismo crescente tra le fila laziali. Un intervento ai limiti del regolamento di Pedro ai danni di Dimarco ha scatenato un parapiglia generale a centrocampo, con l'arbitro costretto a una pioggia di cartellini per sedare gli animi. Nonostante la tensione, l'Inter ha gestito il possesso palla con l'esperienza dei grandi club, attendendo il triplice fischio per dare inizio ai caroselli. Con questa vittoria, i nerazzurri raggiungono quota dieci trofei in Coppa Italia, staccando la concorrenza e mettendosi all'inseguimento della Juventus, leader dell'albo d'oro. La festa che si è scatenata sotto la curva dei tifosi ospiti testimonia la solidità di un progetto tecnico che, con Cristian Chivu, ha trovato nuova linfa, dimostrando che l'audacia di puntare su un tecnico giovane e profondo conoscitore dell'ambiente può portare a risultati straordinari e immediati nel calcio d'elite.

