Il sogno di vedere l’Italia protagonista ai Mondiali 2026, nonostante la cocente delusione della mancata qualificazione ottenuta sul campo, torna a infiammare le discussioni nelle redazioni sportive e tra i tifosi più ottimisti. Non è la prima volta che si parla di un possibile ritorno dalla porta di servizio per la Nazionale azzurra, ma nelle ultime ore del 23 aprile 2026 le indiscrezioni hanno assunto una nuova forza, alimentate da tensioni geopolitiche e ambiguità regolamentari che coinvolgono direttamente la FIFA e la federazione dell’Iran. La questione non è solo sportiva, ma si intreccia con la politica internazionale e le rigide norme che governano la massima competizione calcistica del pianeta, che si terrà tra Stati Uniti, Canada e Messico.
Al centro della controversia c'è la posizione dell'Iran, la cui partecipazione è stata messa in discussione per ragioni che spaziano dai diritti umani alle frizioni diplomatiche con il governo di Washington. La scintilla che ha riacceso le speranze italiane è legata alle dichiarazioni di Paolo Zampolli, figura di spicco e inviato del presidente americano Donald Trump in Italia. Zampolli ha esercitato forti pressioni affinché la FIFA valuti l'esclusione della squadra di Teheran, suggerendo che il posto vacante dovrebbe essere assegnato alla squadra con il miglior ranking mondiale tra quelle escluse: ovvero l’Italia. Sebbene una richiesta simile fosse già stata avanzata nel 2022 senza successo, il mutato scenario internazionale e la pressione diretta degli organizzatori statunitensi potrebbero, in teoria, pesare maggiormente questa volta.
Analizzando il quadro normativo, l’ancora di salvezza per gli Azzurri è rappresentata dall’Articolo 6.7 del regolamento ufficiale della FIFA World Cup 2026. Questo comma stabilisce chiaramente che, qualora una federazione partecipante si ritiri o venga ufficialmente esclusa dalla competizione, la FIFA ha la facoltà di decidere sulla sostituzione a propria esclusiva discrezione. Il testo recita che l'organo di governo del calcio mondiale può adottare qualsiasi misura ritenuta necessaria, inclusa la scelta di una federazione sostitutiva. Questo significa che non esiste un automatismo legale che premi la squadra meglio posizionata nel ranking; la decisione è puramente politica e amministrativa, lasciando a Gianni Infantino e al suo comitato esecutivo un potere quasi assoluto sulla scelta della nazione che andrebbe a occupare lo slot dell'Iran.
Tuttavia, la strada per l'Italia rimane estremamente in salita. All'interno degli uffici di Zurigo, l'orientamento prevalente sembra essere quello di tutelare il merito sportivo continentale. In caso di esclusione di una nazionale asiatica, la logica suggerirebbe il ripescaggio di un'altra squadra appartenente alla AFC (Asian Football Confederation), come gli Emirati Arabi Uniti, che hanno sfiorato la qualificazione durante i playoff regionali. Premiare l’Italia, che fa parte della UEFA, significherebbe alterare gli equilibri di rappresentanza tra i vari continenti, una mossa che scatenerebbe proteste feroci da parte delle altre confederazioni. Gianni Infantino ha più volte ribadito che l’Iran ha guadagnato il diritto di giocare sul campo e, solo pochi giorni fa, il 15 aprile, ha espresso il pieno supporto della federazione alla presenza della squadra di Teheran.
Non mancano però i precedenti storici che alimentano la discussione. Il caso più celebre resta quello della Danimarca agli Europei del 1992: i danesi furono ripescati a pochi giorni dall'inizio del torneo a causa dell'esclusione della Jugoslavia, martoriata dalla guerra civile, e finirono incredibilmente per vincere il trofeo. Più recentemente, nel Mondiale per Club 2025, la FIFA ha mostrato di non esitare davanti a decisioni drastiche, escludendo i messicani del Leon per questioni di multiproprietà e sostituendoli con il Los Angeles Fc. Un altro scenario emerso recentemente riguarda la creazione di un mini-torneo di ripescaggio, un cosiddetto "super playoff" da disputarsi poche settimane prima del calcio d'inizio ufficiale, coinvolgendo le migliori escluse di ogni continente, ma i tempi tecnici rendono questa ipotesi difficilmente percorribile.
In conclusione, mentre l'opinione pubblica italiana resta sospesa tra scetticismo e una flebile speranza, la realtà dei fatti suggerisce cautela. La FIFA non sembra intenzionata a creare un precedente che possa minare la credibilità delle qualificazioni continentali. Se l’Iran dovesse realmente rinunciare, magari per l'impossibilità di garantire la sicurezza dei propri atleti in territorio americano o per diktat politici interni, la federazione internazionale cercherà probabilmente una soluzione interna alla confederazione asiatica. L’Italia, pur restando la "prima riserva" di lusso per prestigio e valore commerciale, deve fare i conti con un calcio globale che non permette più deroghe basate esclusivamente sul blasone storico. Resta da vedere se la diplomazia di Paolo Zampolli e le necessità televisive degli sponsor statunitensi riusciranno a ribaltare un verdetto che, ad oggi, vede gli Azzurri ancora fuori dai giochi.

