Il calcio italiano si trova di fronte a un bivio cruciale. L'esclusione dai prossimi mondiali ha innescato un'ondata di riflessioni e la necessità impellente di una riforma radicale. L'addio di senatori come Spinazzola, Politano e Cristante, apre un vuoto che dovrà essere colmato con nuove leve e una visione a lungo termine. La strada è in salita, ma la Federazione è chiamata a scelte coraggiose per evitare un declino irreversibile.
L'ammissione post-partita di Leonardo Spinazzola è un campanello d'allarme: per molti, Bosnia-Italia è stata l'ultima recita in azzurro. L'età avanza e, se l'obiettivo è costruire un progetto duraturo, alcuni volti noti dovranno lasciare spazio ai giovani. Giocatori come Mancini, che compirà 30 anni ad aprile, Barella (29), Locatelli (28) e Dimarco (29 a novembre), potrebbero non rientrare nei piani per il Mondiale 2030. La Federazione e il CT dovranno valutare attentamente chi mantenere per un obiettivo a breve termine come i prossimi Europei e chi invece sacrificare in vista di un futuro più lontano.
Il nodo cruciale, tuttavia, è l'individuazione di talenti su cui fondare il futuro. Dietro ai nazionali attuali, il vuoto è preoccupante e richiede un intervento immediato. I nomi su cui puntare sono quelli di Palestra e Pio Esposito, giovani promesse già pronte al grande salto, insieme a Vergara e Pisilli, che si stanno mettendo in mostra rispettivamente con Napoli e Roma. L'Under 21 rappresenta un serbatoio di speranze, con giocatori come Koleosho, Lipani, Ndur, Ahanor e Comuzzo pronti a bussare alle porte della Nazionale maggiore. Non dimentichiamo Fagioli, regista di talento ingiustamente trascurato, e Bartesaghi, esterno reduce da un'ottima stagione nel Milan. Senza dimenticare Rovella (25 anni a dicembre) e Bernasconi (23 anni a novembre), che potrebbero rivelarsi risorse preziose.
Certo, all'orizzonte non si intravedono nuovi Messi, Pirlo, Totti o Del Piero, ma questo non deve scoraggiare. La difesa, seppur sulla carta ben assortita, necessita di un leader carismatico e di un regista difensivo. L'attacco, al momento, sembra il reparto meno problematico, potendo contare ancora per diversi anni su Kean e Retegui. Tuttavia, è fondamentale che si lavori seriamente e con lungimiranza per il futuro. L'idea di un'Italia esclusa dai Mondiali per tre edizioni consecutive è inaccettabile e impone un cambio di rotta radicale.
La FIGC è chiamata a una profonda riflessione, abbandonando logiche di breve termine e investendo sui giovani talenti. La riforma del calcio italiano non è più rinviabile e passa attraverso una valorizzazione dei vivai, una maggiore attenzione alla formazione dei tecnici e una programmazione oculata. Solo così si potrà ricostruire un'Italia competitiva e ambiziosa, capace di tornare a competere ai vertici del calcio mondiale. Il tempo delle scuse è finito, è il momento di agire.

