Luciano Spalletti si è guadagnato la reputazione di 'aggiustatore', un ruolo che evoca immediatamente il nome di Claudio Ranieri, maestro nel raddrizzare situazioni compromesse. Tuttavia, negli ultimi mesi, Spalletti ha dimostrato di essere un degno erede, trasformando la Juventus in una squadra competitiva e ambiziosa.
Dopo le parentesi di Thiago Motta e Igor Tudor, l'arrivo di Spalletti ha segnato una svolta. La Juve ha ritrovato un'identità solida in ogni reparto, inanellando una serie di risultati che la proiettano verso la zona scudetto. Un dato emblematico: solo 2 gol subiti nelle ultime 6 partite di campionato, testimonianza di una ritrovata solidità difensiva.
Analizzando le statistiche, il confronto con i predecessori è impietoso:
SERIE A
Spalletti: 11 partite, 24 punti, media di 2,18 punti a partita, 20 gol fatti e 7 subiti.
Tudor: 17 partite, 30 punti, media di 1,76 punti a partita, 22 gol fatti e 15 subiti.
Thiago Motta: 29 partite, 52 punti, media di 1,79 punti a partita, 45 gol fatti e 28 subiti.
CHAMPIONS LEAGUE
Spalletti: 3 partite, 7 punti, media di 2,33 punti a partita, 6 gol fatti e 3 subiti.
Tudor: 3 partite, 2 punti, media di 0,67 punti a partita, 6 gol fatti e 7 subiti.
Thiago Motta: 10 partite, 14 punti, media di 1,4 punti a partita, 12 gol fatti e 11 subiti.
In Champions League, il cammino di Spalletti ha contribuito a risollevare le sorti della squadra dopo un inizio difficile sotto la guida di Tudor. Sebbene il ricordo della Champions League 2024-25 con Thiago Motta non sia entusiasmante, Spalletti ha dimostrato di saper gestire la competizione con maggiore efficacia.
Sorge spontanea una domanda: come mai Spalletti non è riuscito a replicare questo successo alla guida della Nazionale italiana? La risposta risiede nelle differenze tra il ruolo di commissario tecnico e quello di allenatore di club. Il CT è spesso vittima di tensioni interne e condizionamenti esterni, mentre l'allenatore di club ha il vantaggio di lavorare quotidianamente con la squadra, monitorando costantemente la condizione fisica e psicologica dei giocatori. Le creazioni di Spalletti, come il Napoli che ha conquistato il terzo scudetto, non nascono per caso, ma sono frutto di un lavoro costante e meticoloso. La Juventus ha il potenziale per diventare un'altra di queste, e la strada intrapresa sembra essere quella giusta.
È importante ricordare che Spalletti è arrivato a Torino il 30 ottobre 2025, poco più di due mesi fa. L'obiettivo di Thiago Motta, un anno e mezzo prima, era una rivoluzione, con Cristiano Giuntoli che ne garantiva il successo, promettendo di replicare il bel gioco visto a Bologna. Tuttavia, i risultati non sono stati all'altezza delle aspettative, costando il posto all'allenatore e, indirettamente, anche all'ex direttore sportivo. Da Tudor ci si aspettava un ritorno alla juventinità, ma anche in questo caso le aspettative sono state deluse. Thiago Motta aveva avuto la fortuna di un mercato costruito su misura, mentre Tudor si è trovato a lavorare con una squadra già fatta, con risorse economiche limitate. Spalletti, al contrario, ha accettato la sfida senza batter ciglio, lavorando con impegno e intensità con il materiale a disposizione. I risultati gli stanno dando ragione e lasciano presagire ulteriori margini di miglioramento. La capacità di Spalletti di valorizzare i giocatori a sua disposizione, unita a una tattica solida e a una mentalità vincente, sono gli ingredienti che fanno della Juventus una seria contendente per lo scudetto.

