Il progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), una delle iniziative scientifiche più ambiziose dell'umanità, ha accolto un nuovo membro: un robot industriale di dimensioni eccezionali soprannominato 'Godzilla'. Questo gigante robotico, il più grande del suo genere, avrà un ruolo cruciale nello sviluppo delle tecniche e degli strumenti necessari per l'assemblaggio del reattore a fusione, aprendo una nuova era nella ricerca sull'energia pulita e illimitata.
Alto 4 metri e con una capacità di estensione del braccio fino a 5 metri, 'Godzilla' è in grado di sollevare carichi fino a 2,5 tonnellate. Nonostante non sia progettato per operare direttamente all'interno della camera a vuoto del tokamak, i cui componenti possono superare le 4 tonnellate, il suo contributo sarà fondamentale come piattaforma di prova per le tecnologie di assemblaggio da remoto del reattore.
La missione principale di 'Godzilla' è quella di testare e validare l'integrazione degli strumenti che verranno utilizzati da robot specializzati per l'installazione di circa 20.000 componenti all'interno del recipiente a vuoto. Il robot valuterà il meccanismo di fissaggio per la sostituzione rapida di oltre 30 strumenti specializzati, necessari per operazioni di presa, avvitamento, saldatura, taglio e ispezione. Inoltre, verranno testati sistemi di visione artificiale per il posizionamento preciso, nonché sensori di forza e coppia che forniranno all'automazione la capacità di 'sentire' e prevenire danni ai componenti in spazi ristretti.
A partire da marzo 2026, i test delle procedure e degli strumenti di assemblaggio del reattore saranno condotti su modelli che simulano l'ambiente reale all'interno del tokamak. Un elemento chiave che verrà sviluppato con l'ausilio del robot è il concetto di assemblaggio accelerato 'Rolling Waves', un approccio che prevede l'assemblaggio parallelo, anziché sequenziale, dei moduli all'interno del reattore, promettendo di accelerare notevolmente il processo di installazione. Team specializzati e robot si muoveranno su diversi livelli: mentre un gruppo installa i componenti di un livello, un altro lavorerà già sul successivo. Questo approccio ridurrà significativamente i tempi di assemblaggio e minimizzerà i rischi.
Le tecnologie di assemblaggio che si dimostreranno efficaci grazie a 'Godzilla' saranno integrate in sistemi di assemblaggio e manutenzione da remoto più grandi, come il Blanket Assembly Transporter, un dispositivo da circa 39 tonnellate per l'installazione di 440 moduli di rivestimento, e la gru a torre per operazioni all'interno della camera (In-Vessel Tower Crane) per la movimentazione del divertore. Questi sistemi saranno introdotti quando necessario e non rimarranno all'interno durante gli esperimenti con il plasma, ma senza di essi l'installazione dei componenti interni del reattore sarebbe impossibile. Ogni elemento e operazione di assemblaggio sarà testato su 'Godzilla', ad eccezione del sollevamento di carichi estremamente pesanti. Ad esempio, il Blanket Assembly Transporter sarà in grado di sollevare piastre di rivestimento del peso di oltre 4,4 tonnellate, un compito che supera le capacità di 'Godzilla'.
In sintesi, 'Godzilla' svolgerà un ruolo di supporto, ma cruciale, nella preparazione dell'assemblaggio dell'elemento più complesso di ITER: la camera a vuoto. La validazione delle procedure e degli strumenti consentirà di passare alla fase di assemblaggio vero e proprio, avvicinando il progetto all'obiettivo di avviare le operazioni con il plasma di deuterio-trizio entro il 2039. Questo traguardo segnerà un passo avanti fondamentale verso la realizzazione della fusione nucleare come fonte di energia sostenibile e pulita per il futuro.

