L'entusiasmo di qualche anno fa per le auto elettriche "pure" si è notevolmente affievolito, ma ora i produttori stanno cercando di dimostrare che, nel medio termine, le ibride plug-in non sono solo comode da usare, ma anche economiche ed ecologiche. Tuttavia, una recente ricerca mette in discussione queste affermazioni, rivelando che i consumi dichiarati sono ben lontani dalla realtà.
In teoria, come spiega Electrek, le ibride plug-in dovrebbero permettere agli utenti di guidare principalmente in modalità elettrica, ricaricando regolarmente la batteria e percorrendo brevi distanze, utilizzando il motore a combustione interna (ICE) e i combustibili fossili solo occasionalmente. Ma un nuovo studio dell'Istituto Fraunhofer dimostra che, nella pratica, queste auto consumano tre o più volte il carburante stimato dalle autorità di regolamentazione per lo sviluppo di standard ambientali.
La ricerca ha analizzato un campione di 981.035 veicoli in Europa, rivelando che, mentre i test prevedevano un consumo medio di 1,57 litri per 100 km, le misurazioni effettive hanno registrato un consumo di 6,12 litri per 100 km. Ciò significa che le ibride plug-in consumano circa 3,26 volte in più rispetto al ciclo WLTP (Worldwide Harmonized Light Vehicles Test Procedure). Anche quando utilizzano la batteria insieme al motore ICE, il consumo medio rilevato è di 2,98 litri per 100 km, quasi il doppio rispetto al valore dichiarato per il ciclo WLTP.
Un dato interessante emerso dallo studio è che, in Europa, i proprietari di ibride più economiche tendono a ricaricare più frequentemente dalla rete elettrica rispetto a quelli che possiedono modelli più costosi. Questi ultimi, pur avendo teoricamente maggiore facilità nell'installare stazioni di ricarica domestiche, utilizzano più spesso combustibili fossili. Marche come Porsche, Ferrari e Bentley detengono il primato negativo in questa classifica.
Gli autori dello studio concludono che, nell'uso quotidiano in Europa, le auto con motore ICE consumano il 20% in più rispetto a quanto previsto dal metodo di calcolo WLTP. Nel segmento delle ibride plug-in, questo divario può arrivare a quadruplicarsi. Questa discrepanza avvantaggia i produttori, che beneficiano di maggiori incentivi per la produzione e la vendita di questi modelli, ma evidenzia la necessità di una revisione dei metodi di calcolo da parte delle autorità di regolamentazione.
Alcune proposte in questo senso includono l'obbligo per i conducenti di ricaricare la batteria almeno una volta ogni 500 km. Resta da vedere se queste misure saranno sufficienti a colmare il divario tra promesse e realtà e a garantire una transizione verso una mobilità realmente più sostenibile. L'indagine solleva importanti interrogativi sull'efficacia delle attuali politiche di incentivazione e sulla necessità di una maggiore trasparenza nei dati sui consumi forniti dalle case automobilistiche. Solo così i consumatori potranno fare scelte consapevoli e contribuire attivamente alla riduzione dell'impatto ambientale del settore dei trasporti.

