Google nel mirino dell'UE: nuova indagine antitrust e maxi-multa in vista

L'Unione Europea accusa Google di manipolare i prezzi della pubblicità online. Rischio di sanzioni miliardarie secondo il Digital Markets Act

Google nel mirino dell'UE: nuova indagine antitrust e maxi-multa in vista

Nuovi guai in vista per Google in Europa. La Commissione Europea ha avviato un'indagine antitrust sul colosso tecnologico americano, sospettato di manipolare i prezzi della pubblicità online a suo vantaggio. L'indagine si concentra sulle pratiche di ценообразования (definizione dei prezzi) nel settore pubblicitario del motore di ricerca Google, con l'accusa di gonfiare artificialmente i costi per gli inserzionisti.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, l'UE teme che Google stia sfruttando la sua posizione dominante nel mercato della pubblicità online per imporre prezzi più alti agli inserzionisti che desiderano promuovere i propri prodotti e servizi nei risultati di ricerca. In pratica, le autorità sospettano che Google stia alterando gli esiti delle aste online, attraverso le quali vengono determinati i costi degli annunci pubblicitari, a danno dei suoi clienti.

Se le accuse dovessero essere confermate, Google rischia una multa salatissima, che potrebbe raggiungere il 10% del suo fatturato annuale a livello globale. Si tratterebbe di una sanzione potenzialmente superiore ai 9,5 miliardi di euro già inflitti a Google in passato per altre violazioni delle norme antitrust europee.

L'indagine è stata avviata sulla base del Digital Markets Act (DMA), la nuova legislazione europea entrata in vigore il 7 marzo 2024, che mira a limitare il potere dei giganti del web e a garantire una maggiore concorrenza nel mercato digitale. Il DMA prevede una serie di obblighi e divieti per le cosiddette "gatekeeper", ovvero le piattaforme online che controllano l'accesso a servizi essenziali come i motori di ricerca, i social network e i sistemi operativi.

Tra le misure previste dal DMA, vi è il divieto di favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti, di utilizzare i dati degli utenti per scopi pubblicitari senza il loro consenso e di imporre condizioni contrattuali unfair agli inserzionisti. Nel caso di Google, l'UE sospetta che l'azienda stia violando proprio queste regole, sfruttando la sua posizione dominante nel mercato della ricerca online per avvantaggiare il proprio business pubblicitario.

La Commissione Europea ha già inviato una richiesta di informazioni agli inserzionisti che potrebbero essere stati danneggiati dalle pratiche di Google, invitandoli a fornire prove e testimonianze. L'indagine è ancora in fase preliminare, ma potrebbe portare all'apertura di un procedimento formale contro Google nei prossimi mesi.

Da parte sua, Google si difende dalle accuse, sostenendo che i prezzi della pubblicità online sono determinati da aste trasparenti e competitive, che tengono conto di fattori come la rilevanza degli annunci e la concorrenza tra gli inserzionisti. L'azienda afferma inoltre che la sua piattaforma pubblicitaria aiuta le piccole imprese a competere con i grandi marchi e a raggiungere un pubblico più ampio.

Tuttavia, le autorità europee sembrano intenzionate a fare chiarezza sulla questione, anche alla luce delle numerose denunce presentate da inserzionisti e concorrenti di Google. L'UE ha già sanzionato Google in passato per pratiche anticoncorrenziali nel settore della ricerca online, della pubblicità e del sistema operativo Android. Nel 2017, l'azienda è stata multata per 2,42 miliardi di euro per aver favorito il suo servizio di comparazione prezzi rispetto a quelli dei concorrenti. Nel 2018, è stata condannata a pagare 4,34 miliardi di euro per aver imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi Android. E nel 2019, ha ricevuto una multa di 1,49 miliardi di euro per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato della pubblicità online.

Oltre alle sanzioni pecuniarie, l'UE ha imposto a Google una serie di obblighi e rimedi per ripristinare la concorrenza nei mercati digitali. Ad esempio, l'azienda è stata costretta a consentire agli utenti di scegliere il proprio motore di ricerca predefinito sui dispositivi Android e a dare maggiore visibilità ai servizi di comparazione prezzi dei concorrenti nei risultati di ricerca.

La nuova indagine antitrust rappresenta un ulteriore segnale della crescente attenzione delle autorità europee nei confronti del potere dei giganti del web e della loro capacità di influenzare i mercati digitali. L'UE è determinata a far rispettare le regole della concorrenza e a garantire un ambiente online più equo e trasparente per tutti gli operatori e i consumatori.

Nel frattempo, negli Stati Uniti, Google deve affrontare simili accuse da parte delle autorità antitrust, che hanno cercato senza successo di costringerla a vendere il browser Chrome. In Europa, oltre alle multe già comminate, Google è stata recentemente obbligata a fornire accesso alla sua infrastruttura ad altri motori di ricerca basati sull'intelligenza artificiale entro sei mesi, e a condividere informazioni più dettagliate sugli utenti con altri fornitori di servizi di ricerca.

Le accuse includono anche la concessione di vantaggi ingiusti ai propri servizi e la creazione di ostacoli per gli sviluppatori di app che desiderano utilizzare sistemi di pagamento di terze parti. Anche il declassamento di alcune fonti di notizie nei risultati di ricerca ha sollevato ulteriori preoccupazioni nei confronti di Google.

Pubblicato Venerdì, 13 Febbraio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Venerdì, 13 Febbraio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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