Un evento insolito ha segnato l'anno precedente: il governo degli Stati Uniti ha acquisito quasi il 10% delle azioni Intel. Tradizionalmente, l'intervento statale nel settore tecnologico non è stato una caratteristica delle relazioni tra governo e imprese. Tuttavia, il recente incontro tra il CEO di Intel e il presidente Trump ha innescato un'impennata del 10% nel valore delle azioni della società.
Attraverso il suo social network Truth Social, Donald Trump ha elogiato Lip-Bu Tan, amministratore delegato di Intel, definendolo un leader di grande successo. Trump ha inoltre riconosciuto i progressi compiuti da Intel nella produzione del primo processore inferiore a 2 nm sul suolo americano. Il governo degli Stati Uniti, ha aggiunto, è estremamente orgoglioso di essere azionista di Intel, e in soli quattro mesi ha già generato decine di miliardi di dollari per il popolo americano.
Il presidente Trump ha ribadito l'impegno degli Stati Uniti a riportare la produzione di chip avanzati in America, sottolineando che questo obiettivo si sta concretizzando. Il CEO di Intel, attraverso la piattaforma X, ha espresso gratitudine al presidente Trump e al Segretario al Commercio Howard Lutnick per il loro sostegno e incoraggiamento. Ha inoltre ricordato che i processori Intel Core Ultra Series 3, basati sulla tecnologia Intel 18A, sono già in fase di spedizione.
Nell'agosto dell'anno precedente, il governo statunitense ha investito circa 8,9 miliardi di dollari per acquisire il 9,9% delle azioni Intel. Parte di questa somma era già stata stanziata come sussidi dalla precedente amministrazione. Da allora, il valore della partecipazione azionaria di Intel detenuta dal governo americano è salito a 19,74 miliardi di dollari. Questo incremento consente a Trump di affermare di aver guadagnato "decine di miliardi di dollari" grazie a questa operazione. Dall'inizio di gennaio, il valore delle azioni Intel è aumentato di oltre il 20%.
Questo investimento strategico riflette una tendenza crescente a livello globale, con i governi che cercano di rafforzare le proprie capacità tecnologiche interne e ridurre la dipendenza da fornitori esteri. La pandemia di COVID-19 e le tensioni geopolitiche hanno evidenziato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali, spingendo molti paesi a investire massicciamente nella produzione nazionale di semiconduttori. L'iniziativa degli Stati Uniti con Intel si inserisce in questo contesto più ampio, mirando a garantire la leadership americana nel settore dei chip avanzati e a stimolare la crescita economica interna.
L'operazione ha suscitato reazioni contrastanti. Alcuni esperti hanno elogiato l'intervento del governo come un passo necessario per proteggere gli interessi nazionali e promuovere l'innovazione. Altri hanno espresso preoccupazione per il potenziale impatto sulla concorrenza e sull'efficienza del mercato. Resta da vedere se questo modello di investimento pubblico in aziende tecnologiche private diventerà più diffuso in futuro.
L'entusiasmo di Trump per i guadagni derivanti dall'investimento in Intel riflette anche una narrativa politica più ampia. L'ex presidente ha spesso sottolineato l'importanza di riportare posti di lavoro e produzione negli Stati Uniti, e l'accordo con Intel si adatta perfettamente a questo messaggio. Con le elezioni presidenziali del 2024 all'orizzonte, è probabile che Trump continui a utilizzare questa storia di successo per rafforzare il suo appeal tra gli elettori.
In conclusione, l'investimento del governo americano in Intel rappresenta un esempio significativo di come le politiche industriali possono influenzare il mercato azionario e la produzione tecnologica. Mentre il futuro di questa partnership rimane incerto, è chiaro che l'operazione ha già generato notevoli guadagni finanziari e politici per gli Stati Uniti.

