Amazon ha comunicato alla Federal Communications Commission (FCC) degli Stati Uniti di non essere in grado di rispettare la scadenza di luglio per il lancio della metà della sua costellazione satellitare Leo, progettata per competere con Starlink di SpaceX. L'azienda ha richiesto una proroga, adducendo ritardi dovuti a problemi con i lanciatori e alla necessità di aggiornamenti tecnologici.
La FCC aveva approvato il progetto nel 2020, ponendo come condizione che Amazon lanciasse e mettesse in funzione metà dei 3200 satelliti entro il 30 luglio 2026. Attualmente, Amazon prevede di avere in orbita circa 700 satelliti entro tale data, un numero inferiore rispetto ai 1600 richiesti; ad oggi ne ha lanciati solo 180. Per questo motivo, Amazon ha chiesto una proroga di due anni per raggiungere gli obiettivi prefissati.
A sostegno della sua richiesta, Amazon ha dichiarato di aver «acquisito molti più slot di lancio del necessario per completare il dispiegamento del sistema Amazon Leo di prima generazione entro il 2029», assicurando che non ci saranno ulteriori ritardi. L'azienda ha stipulato contratti per oltre cento missioni spaziali, con una media di tre lanci al mese nei prossimi tre anni, ognuno dei quali porterà in orbita circa 40 nuovi satelliti. Amazon ha inoltre affermato di avere un inventario di diverse centinaia di satelliti già costruiti e pronti per il lancio, situati vicino alle piattaforme di lancio.
Nonostante i ritardi, Amazon Leo prevede di iniziare a servire i primi clienti entro il 30 luglio, concentrandosi inizialmente su clienti aziendali e governativi, per poi espandere i servizi a un pubblico più ampio negli Stati Uniti e nel resto del mondo. La FCC sembra orientata ad accogliere la richiesta di Amazon, considerando i progetti Starlink e Leo come opportunità per fornire connettività internet a banda larga nelle aree rurali e remote degli Stati Uniti, anche nell'ambito del programma federale BEAD. Un rifiuto della proroga, secondo Amazon, potrebbe interrompere o bloccare questi sforzi, privando Amazon Leo del diritto di lanciare la parte non dispiegata del suo sistema fino all'ottenimento di una nuova licenza.
I problemi di Amazon Leo non sono una novità. A differenza di SpaceX, che dispone del proprio razzo Falcon 9, Amazon si è affidata a contratti con Arianespace, Blue Origin e United Launch Alliance, i quali hanno subito ritardi, anche con i loro razzi di ultima generazione. Alla fine del 2023, Amazon si è rivolta anche a SpaceX. Un ulteriore fattore è stato un «aggiornamento imprevisto per migliorare le prestazioni e l'affidabilità» dei satelliti Leo, resosi necessario dopo il lancio di due prototipi, che ha causato un «ritardo nella produzione su vasta scala di circa nove mesi».
Amazon ha già investito «notevolmente più di 10 miliardi di dollari nello sviluppo di Leo, inclusi miliardi di impegni contrattuali per garantire i contratti di lancio fino al primo trimestre del 2019». L'azienda afferma di produrre diversi satelliti al giorno e che il problema è in via di risoluzione, grazie anche ai successi dei lanci di Arianespace, United Launch Alliance e Blue Origin. Il 12 febbraio, Arianespace prevede di lanciare 32 satelliti Leo. Amazon sottolinea che le regole della FCC consentono proroghe in caso di «circostanze impreviste al di fuori del controllo del richiedente» o «considerazioni uniche e preminenti di interesse pubblico che giustificano una proroga». Secondo Amazon, la sua richiesta soddisfa i criteri per una proroga in base a entrambi i punti.
Recentemente, Blue Origin ha annunciato lo sviluppo di TeraWave, un sistema concorrente di Starlink, che offrirà ai clienti aziendali e governativi velocità fino a 166 Gbps o persino su scala terabit. Amazon Leo prevede di fornire un accesso a banda larga standard con velocità da 100 Mbps a 400 Mbps e fino a 1 Gbps.

