Il governo britannico sta valutando un aumento significativo delle tariffe di licenza imposte dalla Gambling Commission, l'ente regolatore del settore del gioco d'azzardo nel Regno Unito. Un documento del Dipartimento per la Cultura, i Media e lo Sport (DCMS), erroneamente pubblicato e poi rimosso, rivela che l'aumento potrebbe arrivare fino al 30%. Questa proposta giunge in un momento di forte pressione fiscale sul settore del gioco regolamentato nel paese.
Il documento analizza tre possibili scenari: un aumento secco del 30%, un aumento più contenuto del 20% e una soluzione ibrida che prevede un aumento complessivo del 30%, con il 10% delle risorse aggiuntive specificamente destinate al contrasto del gioco illegale. La Gambling Commission avrebbe espresso una preferenza per l'aumento lineare del 30%, mentre il governo sembrerebbe orientato verso l'opzione che vincola una parte dei nuovi introiti alla lotta contro il mercato nero.
Questa mossa si inserisce in un contesto più ampio di inasprimento fiscale. Nella legge di bilancio dello scorso novembre, il governo guidato dal Cancelliere Rachel Reeves ha deciso di aumentare la Remote Gaming Duty al 40% a partire dall'aprile 2026 e di introdurre una nuova imposta generale del 25% sulle scommesse online dal 2027. L'industria del gioco d'azzardo teme che questo elevato carico fiscale possa spingere una parte crescente della domanda verso l'offerta non autorizzata, che secondo alcune stime rappresenta già il 10% del mercato online complessivo.
Il DCMS riconosce che, dall'ultima revisione delle tariffe di licenza nel 2021, la Gambling Commission ha ampliato in modo significativo le proprie attività di controllo e contrasto. L'autorità è stata impegnata nella lotta al mercato illegale, nell'attuazione delle riforme previste dal white paper sul gioco e nello sviluppo delle proprie capacità di analisi dei dati. Questo rafforzamento delle funzioni, unito all'impatto dell'inflazione, ha comportato un aumento rilevante dei costi operativi, tanto che l'ente ha registrato deficit di bilancio negli ultimi esercizi.
Nel periodo 2024-2025, la Commissione ha già utilizzato 3,1 milioni di sterline delle proprie riserve e prevede di attingere ad altri 5 milioni tra il 2025 e il 2026, a fronte di entrate pari a circa 27,9 milioni. Secondo le stime contenute nel documento, in assenza di un aumento delle tariffe entro l'ottobre 2026, le riserve si esaurirebbero completamente nel corso dell'esercizio 2026-2027, con deficit destinati a crescere negli anni successivi.
L'ipotesi di un aumento del 30% consentirebbe alla Gambling Commission di mantenere l'attuale livello di attività regolatoria, garantendo continuità nelle azioni di contrasto al gioco illegale anche oltre il periodo di finanziamento straordinario di tre anni già promesso dal governo. Solo nel 2024-2025, l'autorità ha emesso oltre 500 ordini di cessazione dell'attività nei confronti di operatori non autorizzati e contribuito alla rimozione di quasi 96mila URL illegali. Tuttavia, anche in questo scenario, la Commissione sarebbe comunque chiamata a realizzare risparmi per oltre 3 milioni di sterline e non potrebbe avviare nuove funzioni regolatorie.
L'opzione di un aumento limitato al 20% viene descritta come la più problematica. In questo caso, le entrate aggiuntive sarebbero insufficienti a coprire i costi e costringerebbero l'autorità a tagli rilevanti, con una riduzione stimata del personale di circa il 10%. Le attività proattive contro il gioco illegale verrebbero drasticamente ridimensionate, lasciando spazio quasi esclusivamente alla gestione reattiva dei reclami. Anche il lavoro sui dati e il dialogo con gli stakeholder subirebbero forti limitazioni, con effetti indiretti anche sugli operatori regolamentati.
La soluzione preferita dal governo prevede invece un aumento complessivo del 30%, ma con una quota delle risorse aggiuntive vincolata esclusivamente al contrasto del mercato illegale. Circa 2,6 milioni di sterline all'anno sarebbero destinati a queste attività, consentendo un rafforzamento delle azioni contro operatori non autorizzati, fornitori della filiera B2B e fenomeni come il match fixing e le scommesse sospette. Allo stesso tempo, però, la restante parte delle funzioni della Commissione dovrebbe comunque assorbire tagli ed efficienze, rendendo necessario riallocare fondi da altri ambiti operativi.
Il documento segnala infine l'intenzione del governo di modificare in futuro il quadro normativo, eliminando l'obbligo per il Segretario di Stato del DCMS di intervenire tramite legislazione secondaria per rendere effettive le variazioni delle tariffe. In prospettiva, la Gambling Commission potrebbe così acquisire maggiore autonomia, seguendo un modello simile a quello di altri regolatori britannici come Ofcom o la Financial Conduct Authority. Una riforma che, se attuata, renderebbe ancora più centrale il ruolo dell'autorità nella definizione del proprio equilibrio finanziario e operativo. Questo cambiamento potrebbe portare a una maggiore agilità e reattività da parte dell'ente regolatore, consentendogli di adattarsi più rapidamente alle evoluzioni del mercato e alle nuove sfide poste dal gioco d'azzardo online. Tuttavia, solleva anche interrogativi sulla trasparenza e sulla responsabilità dell'autorità, che dovrà dimostrare di saper gestire in modo efficace la propria autonomia e di garantire la tutela dei consumatori e l'integrità del settore.

