Il settore aerospaziale americano, un tempo sinonimo di progresso inarrestabile, sta affrontando una fase di profonda trasformazione, segnata da tensioni tra burocrazia, politica e interessi economici. Ciò che emerge è un quadro complesso, dove le ambizioni spaziali si scontrano con le realtà del bilancio statale e le dinamiche di potere.
Le crepe nel sistema hanno iniziato a manifestarsi già nell'ottobre del 2024, durante la campagna elettorale. L'allora candidato presidente Donald Trump strinse un'alleanza con il magnate tecnologico Elon Musk, il quale promise di portare gli americani su Marte entro la fine del mandato presidenziale. In cambio del sostegno finanziario e mediatico, Musk fu nominato a capo del Dipartimento per l'Efficienza del Governo (DOGE), un incarico temporaneo che avrebbe gettato le basi per una riorganizzazione radicale del settore.
Le prime avvisaglie di cambiamento si concretizzarono con le indiscrezioni sulla possibile cancellazione del Sistema di Lancio Spaziale (SLS) e del programma lunare Artemis. Queste voci, alimentate da presunte fughe di notizie, paventavano tagli al budget e la chiusura di alcuni centri operativi della NASA. La reazione dei principali appaltatori non tardò ad arrivare: Boeing, ad esempio, annunciò il licenziamento di circa 400 dipendenti a causa dei cambiamenti previsti nel programma Artemis.
La presentazione del nuovo budget della NASA in aprile rivelò che i programmi scientifici sarebbero stati i primi a subire dei tagli. Questa decisione, parte di una più ampia manovra finanziaria, scatenò un acceso conflitto tra Musk e l'amministrazione Trump, culminato con l'allontanamento del fondatore di SpaceX dal suo ruolo governativo.
La successiva nomina di Jared Isaacman, imprenditore, miliardario e astronauta, a capo della NASA fu bloccata per via dei suoi legami con i democratici e con SpaceX. In un clima di incertezza, il Ministro dei Trasporti, Sean Duffy, assunse la carica di amministratore facente funzione, proponendo una controversa fusione tra la NASA e il suo ministero.
Nel novembre, Trump tornò alla carica, proponendo nuovamente Isaacman come amministratore. Poco prima, era trapelato un documento intitolato "Piano Athena", un progetto di riorganizzazione del settore spaziale americano elaborato dal team di Isaacman. Il piano prevedeva una trasformazione radicale della NASA, con l'obiettivo di renderla un'organizzazione autosufficiente e con un apparato amministrativo ridotto. Tra le proposte più discusse, vi era la possibilità di riorganizzare o addirittura liquidare i centri di ricerca della NASA, tra cui il prestigioso Jet Propulsion Laboratory (JPL).
Il "Piano Athena" promuoveva una maggiore collaborazione con le aziende private, favorendo lo sviluppo del settore privato nel campo dell'astronautica e un maggiore controllo sui costi dei tradizionali appaltatori aerospaziali. Si suggeriva inoltre di abbandonare il modello di contratto "cost-plus", che prevedeva un profitto basato sui costi sostenuti, a favore di un sistema più competitivo.
L'obiettivo principale era quello di orientare le attività della NASA verso la redditività economica e la sicurezza nazionale nell'esplorazione dello spazio. Isaacman sottolineò l'importanza di continuare a sostenere la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) almeno fino al 2030, accelerando al contempo il programma Artemis per superare la Cina nella nuova corsa alla Luna.
Dopo un iter parlamentare complesso, il 18 dicembre Isaacman assunse ufficialmente la carica di amministratore della NASA. Le principali disposizioni del "Piano Athena" furono incorporate in un nuovo decreto presidenziale, intitolato "Garantire la superiorità dell'America nello spazio".
L'implementazione del "Piano Athena" comporterà cambiamenti significativi nel settore aerospaziale americano. Le aziende private, come RocketLab, Blue Origin e Varda, saranno le principali beneficiarie di questo processo. Anche SpaceX, dopo una fase di tensioni, sembra aver ritrovato un ruolo centrale nei piani della NASA.
Nonostante le difficoltà incontrate nel corso del 2025, SpaceX continua a essere un attore chiave nel settore spaziale. Entro la fine dell'anno, si prevede che la società raggiungerà un fatturato compreso tra 15,5 e 18,2 miliardi di dollari, grazie soprattutto al successo del servizio Starlink, che genera circa il 70% dei suoi ricavi. La crescita finanziaria, unita all'espansione della rete satellitare, ha portato a una valutazione stimata di 800 miliardi di dollari per la società.
Nel corso del 2026, SpaceX prevede di lanciare un'Offerta Pubblica Iniziale (IPO), con l'obiettivo di raccogliere oltre 30 miliardi di dollari e raggiungere una capitalizzazione di mercato di circa 1,5 trilioni di dollari. L'IPO potrebbe rappresentare una svolta per la società, consentendole di accelerare i suoi progetti di sviluppo, tra cui la creazione di centri dati spaziali.
Tuttavia, la trasformazione in società pubblica potrebbe comportare anche delle sfide per Musk, che dovrà tenere conto delle opinioni degli azionisti e del consiglio di amministrazione, limitando la sua libertà decisionale. Nonostante ciò, gli eventi del 2026 avranno un impatto significativo sul settore aerospaziale globale.
Il progetto Starship è stato al centro dell'attenzione nel 2025, con una serie di test che hanno portato a successi e fallimenti. Nonostante le difficoltà, SpaceX ha effettuato cinque lanci del sistema di trasporto super pesante Starship, uno in più rispetto all'anno precedente. Tuttavia, il tasso di successo è diminuito.
Il primo lancio del 2025 si è concluso con la distruzione del veicolo a causa di problemi di oscillazione. Il secondo tentativo ha visto il booster catturato con successo dalla "Mechazilla", ma la navicella è stata nuovamente fatta esplodere. Il terzo lancio è fallito a causa di problemi di controllo del booster. Il quarto lancio è stato considerato un successo parziale, con il booster che si è ammarato nell'oceano e la navicella che ha effettuato diverse manovre, ma ha subito danni durante il rientro. L'undicesimo volo ha replicato lo scenario delle missioni precedenti. Nel corso dei test, un prototipo della navicella è esploso durante un test di rifornimento.
Infine, il 20 novembre, un booster è esploso durante un test criogenico, causando gravi danni al programma e rinviando il prossimo lancio al primo trimestre del 2026.
Nonostante la complessità del progetto Starship, la serie di fallimenti del 2025 solleva interrogativi sulla strategia di SpaceX, che sembra concentrarsi sullo sviluppo di nuove versioni del veicolo senza aver completato i test di quelle precedenti. Resta da vedere quando il sistema diventerà affidabile, economico e riutilizzabile.
La NASA attende con impazienza la versione cargo lunare di Starship, ma al momento Musk ha presentato solo dei rendering virtuali. Inoltre, mancano ancora i veicoli cisterna e le tecnologie di rifornimento orbitale, così come persistono problemi con lo scudo termico.
Nel 2025, sono state finalmente rivelate le reali capacità di carico utile dei veicoli Starship: 15 tonnellate per la versione V1 e 35 tonnellate per la V2. Per la versione V3, si promettono le tanto attese "100 o più" tonnellate in orbita bassa.
Nel 2025, sono stati effettuati 324 lanci di razzi in tutto il mondo, con un tasso di successo del 97,23%. Gli Stati Uniti sono stati il paese leader per numero di lanci, con 193, seguiti dalla Cina con 93 e dalla Russia con 17. Il numero di lanci è aumentato del 25% rispetto al 2024.

