Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, è arrivato nella sede della Federcalcio in via Allegri il 1° aprile 2026, poche ore dopo la cocente eliminazione dell'Italia dai mondiali di calcio. La mancata qualificazione, sancita dalla sconfitta ai rigori a Zenica, ha scosso profondamente il mondo del calcio italiano e ha gettato ombre sul futuro del numero uno federale. "Come sto? Bene, bene", ha dichiarato Gravina ai giornalisti, prima di chiudersi nel suo ufficio per affrontare le conseguenze del disastro sportivo.
La situazione è tesa e il futuro di Gravina appare incerto. Per il giovedì 2 aprile 2026, è stata convocata una riunione d'emergenza con tutte le componenti del calcio italiano: Serie A, Serie B, Serie C, Lega Nazionale Dilettanti, Assocalciatori e Assoallenatori. Sul tavolo, oltre all'analisi delle cause della disfatta e alla programmazione del futuro del calcio italiano, ci sarà anche la posizione del presidente federale.
Gravina potrebbe lasciare la guida della Figc solo in caso di dimissioni, una decisione che sembra dipendere dalle pressioni interne e dalle valutazioni che emergeranno nel corso della riunione. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha già espresso pubblicamente il suo disappunto per il risultato e ha lasciato intendere di auspicare un cambiamento ai vertici federali.
Le parole del presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, a margine di un incontro a Cagliari, confermano la delicatezza del momento: "Non faccio commenti sulle possibili dimissioni di Gravina, certo ho letto anche io tutte le rassegne stampa, è chiaro che c'è una forte pressione e credo che a breve ci saranno riunioni su questo tema, quindi non mi voglio pronunciare".
La mancata qualificazione ai mondiali rappresenta un duro colpo per il calcio italiano, non solo in termini di immagine e prestigio, ma anche economici. L'assenza dalla competizione iridata si traduce in mancate entrate per la Figc e per le società di calcio, oltre a un danno per l'intero movimento calcistico nazionale.
Ora, il futuro di Gravina è appeso a un filo. Le prossime ore saranno decisive per capire se il presidente federale deciderà di fare un passo indietro o se cercherà di rimanere al suo posto, provando a rilanciare il calcio italiano dopo questa ennesima delusione. In ogni caso, la situazione richiede una riflessione profonda e una riforma strutturale del sistema calcistico nazionale, per evitare di ripetere gli errori del passato e tornare a competere ai massimi livelli internazionali.

