Dipendenza dai social media: Ex-manager Meta accusa Zuckerberg di anteporre profitto alla salute mentale

Un'ex dirigente di Meta testimonia in tribunale, rivelando come la crescita e il profitto abbiano avuto la priorità sulla sicurezza degli utenti, in un processo chiave per la dipendenza da social media

Dipendenza dai social media: Ex-manager Meta accusa Zuckerberg di anteporre profitto alla salute mentale

Un processo epocale a Los Angeles sta mettendo sotto accusa le pratiche di Meta e altri giganti dei social media, con l'accusa di aver consapevolmente progettato piattaforme che inducono dipendenza, soprattutto nei giovani. Al centro del dibattito, la testimonianza di Brian Boland, ex top-manager di Meta, che ha gettato una luce inquietante sulle priorità dell'azienda di Mark Zuckerberg. Kaley, una giovane di 20 anni, ha intentato causa, sostenendo che l'uso precoce e intensivo dei social media, a partire da YouTube a 6 anni e Instagram a 9, ha esacerbato i suoi problemi di autostima, depressione e pensieri suicidi. La sua accusa è supportata da oltre 1600 cause simili, presentate da famiglie e distretti scolastici in tutti gli Stati Uniti.

Secondo Kaley, funzionalità come i filtri di bellezza, lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica agiscono come un vero e proprio “casinò digitale”, progettato per massimizzare l'engagement a scapito del benessere degli utenti. La causa, originariamente intentata contro Meta, YouTube, TikTok e Snap, ha visto TikTok e Snap raggiungere accordi extragiudiziali, lasciando Meta e YouTube a difendersi in tribunale.

La testimonianza di Boland è stata particolarmente incisiva. L'ex dirigente, che ha lavorato per Facebook (ora Meta) fino al 2020, ha affermato che Zuckerberg ha sempre anteposto la crescita dell'utenza e i profitti al benessere degli utenti. Ha descritto un percorso personale di disillusione, passando da una “profonda fede cieca” nell'azienda a una “ferma convinzione che la concorrenza, il potere e la crescita fossero ciò che più importava a Mark Zuckerberg”. Boland ha sottolineato come gli algoritmi di Meta siano progettati principalmente per aumentare il coinvolgimento degli utenti, senza considerare le implicazioni morali. “Non esiste un algoritmo morale, non esiste”, ha dichiarato.

La testimonianza di Boland contrasta con la difesa di Zuckerberg, che il giorno precedente aveva descritto la missione di Meta come un equilibrio tra sicurezza e libertà di espressione, e non una mera ricerca del profitto. Tuttavia, le rivelazioni di Boland rafforzano l'accusa che Meta sia consapevole dei danni che le sue piattaforme possono causare, ma scelga di ignorarli per favorire la crescita e il profitto. Questo processo potrebbe avere conseguenze significative per l'industria dei social media, aprendo la strada a una maggiore regolamentazione e a una maggiore responsabilità per i danni causati dalla dipendenza da social media. Le implicazioni legali e sociali di questo caso sono enormi, e potrebbero portare a una revisione delle pratiche di progettazione e gestione delle piattaforme social, con un focus maggiore sulla sicurezza e il benessere degli utenti, in particolare i più giovani.

Pubblicato Venerdì, 20 Febbraio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Venerdì, 20 Febbraio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


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