Guerra commerciale: gli USA sfidano la Cina per le terre rare

Washington vara un piano da 12 miliardi di dollari per ridurre la dipendenza dalle forniture cinesi di minerali strategici

Guerra commerciale: gli USA sfidano la Cina per le terre rare

Nel complesso scenario geopolitico attuale, la questione delle forniture di terre rare è diventata un punto nevralgico nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti. La Cina, infatti, detiene un controllo significativo sulle catene di approvvigionamento globali di questi minerali essenziali, mentre gli USA ne sono fortemente dipendenti. Per contrastare questa vulnerabilità, l'amministrazione statunitense ha intrapreso una serie di iniziative volte a creare filiere alternative e garantire una maggiore sicurezza economica.

Una delle prime mosse strategiche degli Stati Uniti è la creazione di scorte di terre rare per un valore di 12 miliardi di dollari. Questa misura, come riportato dal Nikkei Asian Review, mira a proteggere il paese da eventuali interruzioni nelle forniture. Parallelamente, il governo americano sta negoziando con fornitori al di fuori della Cina per diversificare le fonti di approvvigionamento. Un evento tenutosi di recente negli USA ha visto la partecipazione di rappresentanti di oltre 50 paesi, tra cui Giappone, Corea del Sud e India, con l'obiettivo di discutere strategie per aggirare il monopolio cinese nel settore delle terre rare.

Negli ultimi sei mesi, la Casa Bianca ha stanziato 30 miliardi di dollari da investire in società private impegnate nell'estrazione e nella lavorazione di questi minerali critici. La mossa riflette la crescente consapevolezza dell'importanza strategica delle terre rare per l'industria tecnologica e la difesa nazionale. Il governo cinese, d'altra parte, ha spesso utilizzato la sua posizione dominante nel mercato delle terre rare come leva di pressione geopolitica nei confronti degli USA e dei suoi alleati.

Nonostante i colloqui tra i leader americani e cinesi abbiano portato a una certa stabilità, i funzionari statunitensi rimangono determinati a ridurre la dipendenza dal gigante asiatico. Tuttavia, gli esperti avvertono che raggiungere questo obiettivo in tempi brevi sarà tutt'altro che semplice. Lo sviluppo di nuovi giacimenti minerari e la costruzione di impianti di trasformazione richiedono tempo e ingenti investimenti. Inoltre, la Cina continua a dominare la fase di trasformazione delle terre rare, rendendo insufficiente la semplice creazione di riserve di materie prime.

Il piano statunitense Project Vault prevede la creazione di una riserva strategica di 44 minerali critici, sufficiente per coprire il fabbisogno nazionale per 45 giorni. Tuttavia, alcuni analisti ritengono che i fondi stanziati potrebbero non essere sufficienti a causa del rapido aumento dei prezzi delle materie prime. Per incentivare ulteriormente lo sviluppo di filiere alternative, si sta valutando l'introduzione di prezzi minimi garantiti per l'acquisto di terre rare, al fine di incoraggiare le imprese a investire nell'estrazione e nella lavorazione.

Gli Stati Uniti stanno anche promuovendo investimenti in giacimenti minerari al di fuori del proprio territorio. Ad esempio, fondi americani hanno recentemente acquisito il 40% di una miniera di Glencore nella Repubblica Democratica del Congo, un paese in cui le aziende cinesi controllano oltre la metà della produzione di cobalto. Sul fronte interno, il governo ha investito in due società impegnate nell'estrazione e nella lavorazione di terre rare e litio. È importante sottolineare che lo sviluppo di un nuovo giacimento minerario richiede in media 16 anni, il che significa che i risultati di questi investimenti non saranno immediati.

Attualmente, la Cina è il principale trasformatore di terre rare al mondo. L'unica alternativa per gli USA è la collaborazione con l'azienda australiana Lynas. Si prevede che la produzione interna statunitense sarà in grado di soddisfare solo la domanda regionale di zinco e molibdeno entro il 2035, mentre il paese continuerà a dipendere dalle importazioni per grafite, litio e nichel. Pertanto, la creazione di una produzione locale di materiali essenziali è giustificata solo quando non è possibile garantire forniture adeguate da altri paesi a condizioni accettabili.

Anche le nuove tecnologie di trasformazione potrebbero contribuire a risolvere il problema, consentendo di ottenere i materiali desiderati in modo più rapido ed economico rispetto all'importazione. Il Giappone, che dal 2010 cerca di ridurre la propria dipendenza dalla Cina nel settore dei minerali critici, è riuscito a diminuirla dal 90% al 60%. Gli esperti ritengono che l'industria americana impiegherà almeno un decennio per sostituire le importazioni della maggior parte dei minerali preziosi con la produzione interna. La strada verso l'indipendenza dalle forniture cinesi di terre rare è ancora lunga e irta di sfide.

Pubblicato Mercoledì, 18 Febbraio 2026 a cura di Anna S. per Infogioco.it

Ultima revisione: Mercoledì, 18 Febbraio 2026

Anna S.

Anna S.

Anna è una giornalista dinamica e carismatica, con una passione travolgente per il mondo dell'informatica e le innovazioni tecnologiche. Fin da giovane, ha sempre nutrito una curiosità insaziabile per come la tecnologia possa trasformare le vite delle persone. La sua carriera è caratterizzata da un costante impegno nell'esplorare le ultime novità in campo tecnologico e nel raccontare storie che ispirano e informano il pubblico.


Consulta tutti gli articoli di Anna S.

Footer
Articoli correlati
Contenuto promozionale
Contenuto promozionale
Contenuto promozionale
Contenuto promozionale
Infogioco.it - Sconti