Le due settimane di test sul circuito di Sakhir sono state cruciali per la Formula 1, un periodo denso di interrogativi tecnici e non, in attesa di risposte concrete. Sei giorni di prove intense hanno permesso ai team di accumulare chilometri preziosi e delineare una prima, seppur provvisoria, gerarchia di valori. Contemporaneamente, la Formula 1 Commission si è adoperata per fare chiarezza su alcune questioni chiave, mirando a preparare il terreno per l'inizio del campionato a Melbourne con maggiori certezze.
Il 'Circus' si appresta a volare verso l'Australia forte di qualche elemento in più. Il dibattito sulla gestione dell'energia, con termini come 'coasting' e 'harvesting' sempre al centro dell'attenzione, rimane un punto nevralgico. Il regolamento attuale ha trasformato i motori endotermici in sofisticati generatori elettrici, e in questo contesto, un cauto ottimismo sembra diffondersi. La Formula 1, quando chiamata a collaborare, dimostra la sua capacità di affrontare le criticità e trovare soluzioni condivise.
Un'anteprima di ciò che vedremo durante la stagione si è manifestata chiaramente tra il primo e l'ultimo giorno dei test a Sakhir. In soli sei giorni di attività in pista, diversi problemi sono stati risolti e alcune criticità attenuate. Questo non significa che il weekend di Melbourne sarà esente da problemi e polemiche, ma con le linee guida delle attuali power unit definite cinque anni fa, concentrarsi sulla ricerca di colpevoli appare poco produttivo. La priorità è individuare correttivi nel breve periodo e soluzioni strutturali a lungo termine. I test completati oggi a Sakhir, con settaggi dei motori mirati a ridurre il 'lift and coast' e favorire i sorpassi, indicano una direzione precisa.
È necessario uno sforzo collettivo, mettendo da parte gli interessi individuali per tutelare il bene comune. Ridurre la potenza elettrica e/o ampliare il raggio d'azione di quella endotermica sono soluzioni che potrebbero essere introdotte già prima di Melbourne, ma la FIA non intende agire impulsivamente. Si è concessa due weekend (Australia e Cina) per avere un quadro chiaro della situazione prima di intervenire.
Sul piano sportivo, in Bahrain si è consumato il primo atto di una lunga sfida che vedrà impegnate squadre e piloti per i prossimi dieci mesi. Non sono mancate le conferme, a partire da Mercedes, che aveva già mostrato segnali incoraggianti nello shakedown (a porte chiuse) di Barcellona. Per Toto Wolff sono arrivate indicazioni positive sia dalla pista, con la W17 in crescita, sia dalla FIA, che ha espresso parere favorevole sulla legalità della power unit 2026. Nella classifica dei tempi finale spicca la prima posizione di Charles Leclerc, un exploit destinato ad alimentare titoli e aspettative. Il lavoro svolto dalla Ferrari nei test ha evidenziato solidità: il chilometraggio accumulato e la progressione della monoposto giorno dopo giorno rappresentano segnali incoraggianti, così come lo spunto in partenza, un altro tema cruciale in vista di Melbourne. Tuttavia, è necessaria cautela nel collocare la Scuderia in una ipotetica gerarchia di inizio stagione. Alle spalle di Mercedes si profila un gruppo compatto formato da Ferrari, McLaren e Red Bull, difficile da ordinare considerando le variabili e i parametri nascosti tipici dei test.
La SF-26 sembra una monoposto ben nata, con una power unit affidabile, ma anche McLaren non è da sottovalutare. A Woking si sono presentati ai test con qualche chilo di troppo ed una power unit con una specifica diversa rispetto a quella del team ufficiale. “Non entro nel merito – ha risposto Andrea Stella – ma abbiamo avuto a disposizione un motore che ci ha permesso di completare tutto il lavoro in programma. Ed era ciò di cui avevamo bisogno in queste prove”. A Melbourne si giocherà a carte scoperte, e anche la Red Bull potrà inserirsi con forza in questa lotta. La stagione 2026 promette scintille, con una competizione agguerrita e nuove sfide tecniche da affrontare.

