Nel panorama dell'astronomia del 2026, una pietra miliare è stata raggiunta con la prima misurazione in assoluto della massa di un pianeta al di fuori di qualsiasi sistema stellare. Questi corpi celesti, noti come pianeti 'erranti' o 'fluttuanti liberamente', sono oggetti che, a causa delle dinamiche caotiche della gravità, sono stati espulsi dai loro sistemi nativi. La loro esistenza solitaria, lontana dalla luce e dall'influenza gravitazionale di una stella madre, rende estremamente difficile determinarne la massa attraverso metodi convenzionali come l'analisi della forza di attrazione o della luce riflessa.
La svolta è arrivata grazie a un fenomeno affascinante: il microlensing gravitazionale. Questo effetto si verifica quando un oggetto massiccio, come un pianeta errante, transita davanti a una sorgente luminosa distante (ad esempio, una stella). La gravità del pianeta deforma lo spazio-tempo circostante, curvando e amplificando la luce della stella sullo sfondo. Analizzando attentamente le variazioni nella luminosità della stella, gli astronomi possono ricavare preziose informazioni sulle caratteristiche dell'oggetto invisibile che ha causato il lensing.
Nel maggio 2024, una rete di telescopi terrestri situati in Cile, Sudafrica e Australia ha registrato un evento di microlensing gravitazionale in cui un pianeta non identificato è passato tra la Terra e una stella lontana. Contemporaneamente, l'osservatorio spaziale Gaia, orbitante a circa 1,5 milioni di km dalla Terra, ha osservato lo stesso evento. La differenza nelle curve di luce registrate da questi punti di osservazione distinti ha fornito agli astronomi dati cruciali per stimare sia la distanza del pianeta (basandosi sul paralasse con una base di 1,5 milioni di km tra gli strumenti terrestri e Gaia) sia la sua massa.
Le analisi hanno rivelato che l'oggetto si trova a circa 9.785 anni luce dalla Terra, in direzione del centro della nostra Galassia, e possiede una massa pari a circa il 22% della massa di Giove, paragonabile a quella di Saturno. In base alle sue dimensioni e massa, è probabile che questo pianeta si sia formato all'interno di un sistema stellare per poi essere espulso a causa di interazioni gravitazionali con altri corpi celesti.
Questa scoperta rappresenta un passo avanti significativo nello studio dei pianeti erranti, la cui natura e proprietà fisiche sono rimaste finora in gran parte sconosciute. La capacità di misurarne la massa apre nuove prospettive per comprendere meglio la loro origine, composizione e ruolo nell'evoluzione galattica. Ulteriori osservazioni e il lancio di nuovi strumenti, come il telescopio spaziale Nancy Grace Roman Space Telescope, promettono di ampliare notevolmente le nostre conoscenze sulla distribuzione e le caratteristiche di questi oggetti solitari nella Via Lattea. Comprendere i meccanismi di formazione e l'evoluzione di questi pianeti, così come la loro abbondanza, è fondamentale per affinare i modelli di formazione planetaria e per comprendere meglio la storia della nostra galassia.
L'importanza di questa scoperta risiede anche nel fatto che i pianeti erranti, non essendo vincolati a una stella, possono avere composizioni e caratteristiche molto diverse rispetto ai pianeti che orbitano attorno a una stella. Studiarli può quindi fornire informazioni preziose sulla diversità dei mondi che esistono nell'universo e sulle condizioni in cui possono formarsi e sopravvivere. Inoltre, la tecnica del microlensing gravitazionale, dimostrata efficace in questo studio, si rivela uno strumento potente per la ricerca di oggetti celesti altrimenti invisibili, aprendo nuove frontiere nell'esplorazione spaziale e nella comprensione del cosmo.

