Marcus Thuram non si lascia scalfire dalle critiche e rilancia le ambizioni dell'Inter. Reduce dall'assist decisivo per Diouf in Coppa Italia contro il Torino, l'attaccante francese è determinato a tornare al gol in Serie A, che manca dalla trasferta di Parma di inizio gennaio. In una recente intervista a Cbs, Thuram ha affrontato a 360 gradi diverse tematiche, a partire dal suo rapporto con le critiche.
"Le persone sono ossessionate dai numeri – ha dichiarato Thuram – spesso nemmeno guardano le partite e assegnano il premio di migliore in campo a chi ha segnato. Questa è la nostra generazione e dobbiamo accettarlo. Le statistiche contano perché il mio lavoro è fare gol, ma il calcio non è solo questo, ci sono gli assist, le giocate e la costruzione delle azioni. Per questo prendo le distanze da ciò che si legge sui social, per evitare che mi condizioni".
Guardando agli obiettivi stagionali, Thuram non nasconde la sua ambizione: "Vincere due scudetti in tre anni sarebbe qualcosa di enorme. Non sarà semplice, perché le avversarie sono forti, ma dobbiamo continuare a lavorare e imparare dagli errori, così possiamo riuscirci". L'attaccante si sente migliorato rispetto al passato: "Sono più maturo nel modo di giocare, le emozioni incidono meno sulle mie prestazioni. Le grandi partite di Champions League mi hanno fatto crescere, mi sento un giocatore più intelligente e che sa muovermi nel modo giusto per aiutare la squadra".
L'approdo all'Inter rappresenta un punto di svolta nella carriera di Thuram: "La società ha visto in me un giocatore creativo, capace di giocare accanto a Lautaro e aiutare la squadra a vincere. Era il momento giusto per un club del genere e per giocare a San Siro, ogni volta è un sogno. Ogni notte lì può diventare speciale e ho immagini fantastiche nella testa: la semifinale col Barcellona, i gol segnati al Milan".
Thuram ha poi parlato del rapporto con il fratello Khephren, centrocampista del Nizza, e del loro siparietto in Juve-Inter: "Siamo simili, due grandi lavoratori che sanno cosa vogliono nella vita. Lui è molto competitivo e mi piace. In campo provavo a scherzare, lui no. Volevo dimostrare di essere il fratello maggiore, ma non è andata benissimo: ha segnato e di solito non segna mai. Ci sentiamo ogni giorno, il mio sogno è che entrambi possiamo esprimere il nostro massimo potenziale e crescere come uomini. A fine carriera devi essere più di un calciatore".
Un insegnamento, quest'ultimo, trasmesso da papà Lilian: "Ho capito davvero chi fosse quando andò al Barcellona. Vedevo giocatori come Ronaldinho e Henry ed erano suoi compagni. Mi ha insegnato tanto, soprattutto a farmi domande. Essere curiosi, critici, persone prima che atleti". Marcus Thuram, quindi, non è solo un attaccante prolifico, ma anche un uomo con valori e ambizioni ben precise.

