Il Giudice Sportivo ha emesso una sentenza severa nei confronti dell'Inter, sanzionando il club nerazzurro con una multa di 50.000 euro e una diffida specifica. La decisione è stata presa in seguito al lancio di una bomba carta da parte di un tifoso interista, che ha colpito il portiere della Cremonese, Emil Audero, durante un recente incontro. L'episodio, considerato di particolare gravità, ha scatenato un'ondata di reazioni e ha portato all'intervento immediato delle autorità competenti.
La sanzione pecuniaria rappresenta la cifra massima che può essere comminata a un club come l'Inter in questi casi, sottolineando la serietà dell'infrazione commessa. Il provvedimento arriva in un momento delicato per la società, già alle prese con le restrizioni imposte dal Viminale, che ha vietato le trasferte dei tifosi nerazzurri fino al 23 marzo, a seguito di precedenti episodi di violenza e disordini.
Secondo quanto riportato nel comunicato ufficiale del Giudice Sportivo, la multa è stata inflitta all'Inter a causa del comportamento irresponsabile dei suoi sostenitori, che hanno "nel corso della gara, lanciato, sul terreno di gioco, vario materiale pirotecnico (petardi e fumogeni)". L'episodio più grave si è verificato al 3° minuto del secondo tempo, quando "lo scoppio di un petardo lanciato nei pressi di un calciatore della squadra avversaria comportava il momentaneo stordimento del medesimo e la sospensione della gara per circa tre minuti". La vittima, come detto, è stata il portiere Emil Audero, che ha subito un trauma acustico e un forte spavento.
Tuttavia, il Giudice Sportivo ha tenuto conto del comportamento collaborativo della società Inter, che si è immediatamente attivata per identificare i responsabili dell'accaduto, dimostrando una chiara volontà di dissociarsi da tali gesti. Inoltre, è stato valutato positivamente l'atteggiamento dei calciatori in campo, che hanno condannato pubblicamente l'episodio sia durante che al termine della partita. Questi elementi hanno contribuito ad attenuare la sanzione, evitando provvedimenti ancora più severi.
Nonostante ciò, la diffida specifica rappresenta un campanello d'allarme per l'Inter. In caso di reiterazione di comportamenti simili, con rischio per l'incolumità di tesserati, ufficiali di gara e personale addetto, il club rischia sanzioni ben più pesanti, come previsto dall'art. 26 comma 3 CGS. Tra le possibili conseguenze, si annoverano l'obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori, la disputa di una o più gare a porte chiuse o addirittura la squalifica del campo per una o più giornate di gara o a tempo determinato fino a due anni.
L'episodio di San Siro e la conseguente sanzione disciplinare imposta all'Inter sollevano importanti interrogativi sulla sicurezza negli stadi italiani e sulla necessità di adottare misure più efficaci per prevenire e contrastare atti di violenza e intemperanza. La responsabilità non ricade solamente sulle società calcistiche, ma coinvolge anche le forze dell'ordine, gli organizzatori degli eventi e, soprattutto, i singoli tifosi, che devono dimostrare un maggiore senso civico e rispetto per le regole.
L'Inter, dal canto suo, dovrà intensificare gli sforzi per sensibilizzare i propri sostenitori, promuovendo campagne di educazione e sensibilizzazione, rafforzando i controlli all'interno dello stadio e collaborando attivamente con le autorità per individuare e punire i responsabili di comportamenti illeciti. Solo attraverso un impegno congiunto e una forte sinergia tra tutti gli attori coinvolti sarà possibile garantire un ambiente sicuro e pacifico negli stadi, restituendo al calcio la sua vera essenza di sport e spettacolo.

