Scommesse illecite nei bar: la Cassazione inchioda i titolari

La Suprema Corte chiarisce le responsabilità penali: non conta chi 'preme il tasto', ma chi organizza il sistema di gioco abusivo

Scommesse illecite nei bar: la Cassazione inchioda i titolari

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40790 del 2025, ha delineato con precisione i confini della responsabilità penale relativa alle attività di scommesse che si svolgono all'interno di esercizi pubblici, ponendo un'attenzione particolare sulla relazione tra il ruolo operativo del dipendente e la posizione del titolare dell'attività. Questa sentenza rappresenta un punto fermo nell'interpretazione della legge in materia di giochi e scommesse, offrendo chiarimenti significativi per gli operatori del settore e per le forze dell'ordine.

Il caso specifico riguarda un bar dove si effettuavano scommesse sportive attraverso piattaforme di gioco estere. In questa situazione, le giocate non venivano effettuate direttamente dai clienti sui loro conti personali, ma tramite conti di gioco intestati a terzi, in particolare a una dipendente del bar. Queste scommesse avvenivano in presenza dei clienti e all'interno del locale, utilizzando strumenti messi a disposizione dal bar stesso. Tale modalità operativa ha sollevato interrogativi sulla responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.

Durante i giudizi di merito, è stato accertato che il dipendente svolgeva un ruolo prettamente esecutivo: materialmente, era lui a inserire la giocata sulla piattaforma, usando il proprio account, su richiesta del cliente. Tuttavia, questa attività non era isolata o occasionale, ma si inseriva in un'organizzazione stabile e ben strutturata, predisposta dal titolare del bar. Questo aspetto è stato cruciale per la decisione finale della Corte.

Sia la Corte d'appello che la Cassazione hanno concordato nel ritenere che il fulcro della responsabilità penale non risiedesse nell'azione tecnica del dipendente, ma piuttosto nella condotta del titolare, che aveva consapevolmente consentito e agevolato l'attività di intermediazione illecita. Il titolare, infatti, era presente nel locale durante le scommesse, forniva le attrezzature necessarie – computer, connessione internet, stampante per le ricevute e gestione delle vincite – e traeva un vantaggio economico dalle operazioni, sotto forma di provvigioni legate alle perdite dei clienti. Questo quadro ha portato a una chiara attribuzione di responsabilità.

La Cassazione ha sottolineato che non è indispensabile che il titolare effettui personalmente la scommessa per essere ritenuto responsabile del reato. È sufficiente che organizzi, consenta o tolleri consapevolmente che un dipendente raccolga le puntate per conto dei clienti, utilizzando conti di gioco intestati a terzi e operando in assenza delle necessarie autorizzazioni. Questo principio è fondamentale per contrastare l'esercizio abusivo di attività di scommesse.

In questa prospettiva, il dipendente assume il ruolo di strumento operativo dell'illecita raccolta di scommesse, mentre il titolare è il soggetto che dirige e rende possibile l'attività, trasformando il bar in un punto di raccolta di fatto. Questo assetto configura il delitto di esercizio abusivo di attività di scommesse, come previsto dall'articolo 4, comma 4-bis, della legge n. 401 del 1989, che punisce le condotte di intermediazione e raccolta organizzata svolte senza concessione e autorizzazione di pubblica sicurezza. La legge è chiara nel voler contrastare l'abusivismo nel settore dei giochi e delle scommesse, tutelando al contempo i consumatori.

Questa decisione si inserisce in un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, secondo cui la presenza di un dipendente non attenua né esclude la responsabilità del gestore dell'esercizio, quando l'attività illecita è inserita in un contesto organizzato e finalizzato al profitto. In materia di gioco e scommesse, la Corte conclude che ciò che rileva non è chi materialmente esegue l'operazione, ma chi struttura e governa il sistema. Questo principio guida l'interpretazione della legge e l'attribuzione delle responsabilità.

La sentenza della Cassazione offre importanti spunti di riflessione sulla responsabilità penale nel contesto delle scommesse illegali. È fondamentale che i titolari di esercizi pubblici siano consapevoli delle proprie responsabilità e che adottino tutte le misure necessarie per prevenire e contrastare l'esercizio abusivo di attività di scommesse. Allo stesso modo, è importante che i dipendenti siano informati sui rischi legati alla partecipazione a tali attività illecite.

Questa pronuncia contribuisce a rafforzare la lotta contro l'illegalità nel settore dei giochi e delle scommesse, tutelando al contempo i consumatori e garantendo la regolarità del mercato. La chiarezza nell'attribuzione delle responsabilità è un elemento essenziale per contrastare efficacemente l'abusivismo e promuovere un gioco responsabile e legale. Le autorità competenti, come la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), svolgono un ruolo cruciale nel controllo e nella repressione delle attività illecite nel settore dei giochi e delle scommesse.

Pubblicato Giovedì, 08 Gennaio 2026 a cura di Marco P. per Infogioco.it

Ultima revisione: Giovedì, 08 Gennaio 2026

Marco P.

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Editore professionista appassionato di sport come calcio, padel, tennis e tanto altro. Sarò il vostro aggiornamento quotidiano sulle nuove release di giochi nel mondo delle slot machine da casino sia fisico che online e inoltre, anche cronista sportivo.


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