La pubblicità relativa al gioco d'azzardo torna al centro del dibattito legale in Italia. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardante l'articolo 9, comma 2, del decreto-legge 87/2018, meglio noto come Decreto Dignità. Questo decreto stabilisce una sanzione amministrativa minima di 50.000 euro per ogni violazione del divieto di pubblicità di giochi e scommesse con vincite in denaro. La decisione del TAR, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 7 del 18 febbraio 2026, rimette ora la questione alla Corte Costituzionale.
La vicenda trae origine dal ricorso di un creatore di contenuti, sanzionato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) per aver pubblicato su piattaforme come YouTube e Twitch video contenenti sessioni di gioco, corredati da banner pubblicitari che reindirizzavano a siti di gioco online. L'Agcom aveva inflitto una sanzione complessiva di 157.000 euro, suddivisa tra i canali Twitch e YouTube.
Il cuore della questione risiede nella presunta sproporzione tra la sanzione minima prevista dal Decreto Dignità e la reale entità delle violazioni contestate. L'articolo 9 del decreto vieta qualsiasi forma di pubblicità, diretta o indiretta, relativa a giochi e scommesse con vincite in denaro, su qualsiasi mezzo, inclusi i social media e le piattaforme digitali. In caso di violazione, è prevista una sanzione pari al 20% del valore della sponsorizzazione o pubblicità, ma comunque non inferiore a 50.000 euro per ogni infrazione.
Nel caso specifico, il 20% dei ricavi generati dai canali del content creator era inferiore a 1.000 euro per Twitch e addirittura nullo per YouTube. Nonostante ciò, l'Agcom ha applicato la sanzione minima di 50.000 euro, aumentandola in considerazione della pluralità delle condotte illecite.
Il TAR Lazio, pur riconoscendo la legittimità dell'accertamento e la tempestività degli atti, ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità della soglia minima inderogabile. Secondo il tribunale amministrativo, la previsione di una sanzione fissa di 50.000 euro rischia di essere sproporzionata rispetto alla varietà delle condotte vietate, che possono spaziare da campagne pubblicitarie su larga scala a episodi marginali con scarsa diffusione e minimo impatto economico.
Il TAR ha evidenziato come, nel caso esaminato, il ricorrente, un giovane lavoratore con un reddito mensile di circa 1.300 euro, sia stato sanzionato per un importo superiore di oltre 150 volte rispetto ai ricavi effettivamente percepiti. Tale sproporzione potrebbe violare il diritto di proprietà (articoli 3 e 42 della Costituzione) e contrastare con l'articolo 117 della Costituzione, in relazione alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che impongono il rispetto del principio di proporzionalità delle pene.
Il giudice amministrativo ha richiamato la giurisprudenza costituzionale in materia di sanzioni amministrative punitive, sottolineando che anche queste misure devono rispettare un rapporto di congruità tra la gravità dell'illecito e la severità della sanzione. La rigidità della soglia minima, secondo il TAR, impedisce qualsiasi adeguamento al caso concreto, sia in relazione all'offensività della condotta sia alla capacità economica del trasgressore.
Il TAR ha inoltre precisato che un'eventuale declaratoria di illegittimità costituzionale non creerebbe un vuoto normativo, in quanto resterebbe applicabile il criterio proporzionale del 20% del valore della sponsorizzazione o pubblicità. Spetterebbe poi al legislatore ridefinire, se lo ritenesse necessario, una diversa cornice sanzionatoria compatibile con il principio di proporzionalità.
La decisione del TAR Lazio apre ora un importante capitolo nella discussione sulla regolamentazione della pubblicità del gioco d'azzardo in Italia. La Corte Costituzionale sarà chiamata a valutare la legittimità della sanzione minima prevista dal Decreto Dignità, tenendo conto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza che devono guidare l'azione legislativa.
Questo caso solleva interrogativi più ampi sull'equilibrio tra la tutela dei consumatori, in particolare dei soggetti più vulnerabili, e la libertà di impresa e di espressione. La decisione della Corte Costituzionale avrà un impatto significativo sul futuro della pubblicità del gioco d'azzardo in Italia e potrebbe portare a una revisione delle sanzioni previste per le violazioni del divieto.

