La Corte Federale d'Appello della FIGC ha emesso una sentenza che scuote il mondo arbitrale italiano. Il ricorso presentato dal presidente dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA), Antonio Zappi, contro la squalifica di 13 mesi inflittagli in primo grado, è stato respinto. La decisione, resa nota in data odierna, conferma le accuse di pressioni esercitate da Zappi sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D.
Parallelamente, è stato respinto anche il ricorso di Emanuele Marchesi, componente del Comitato Nazionale AIA, precedentemente squalificato per due mesi. La conferma della squalifica di Zappi innesca automaticamente le disposizioni statutarie che prevedono la sua decadenza dalla carica di presidente. L'articolo 29 comma 1 dello Statuto FIGC e l'articolo 15 del Regolamento AIA stabiliscono infatti che inibizioni superiori ai 12 mesi comportano la perdita della carica.
La situazione attuale apre una fase di incertezza per l'AIA. In attesa di conoscere le motivazioni dettagliate della sentenza, si profila con sempre maggiore concretezza l'ipotesi di un commissariamento dell'associazione. Questa eventualità, se confermata, segnerebbe una svolta epocale nella gestione degli arbitri italiani, portando probabilmente a una revisione delle procedure interne e a una maggiore vigilanza da parte degli organi federali.
Antonio Zappi, raggiunto telefonicamente dall'ANSA, ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime rispetto per la decisione della giustizia sportiva, pur manifestando fiducia nel sistema dei tre gradi di giudizio e nella presunzione di innocenza. "Ho appena appreso la notizia tramite i miei legali. Leggeremo e valuteremo le motivazioni della sentenza che ovviamente rispetto e continuo ad avere fiducia nella giustizia, nell'ordinamento sportivo e nei suoi tre gradi di giudizio a tutela della presunzione di innocenza e dei principi di civiltà giuridica. Questo a maggior ragione per chi ha sempre agito nell'esclusivo interesse dell'Associazione", ha dichiarato Zappi.
Il presidente uscente dell'AIA ha inoltre sottolineato come questa vicenda processuale, a suo dire non ancora chiarita del tutto, rischi di minare l'autonomia dell'associazione. "Questa strana vicenda processuale - aggiunge Zappi - nella quale purtroppo non è stata fatta ancora piena luce anche dopo l'udienza di oggi, mina l'autonomia dell'AIA, e non solo la mia posizione e dignità, un'intera storia associativa che non potrà non essere difesa e tutelata anche davanti al Collegio di Garanzia del Coni". La sua difesa potrebbe quindi proseguire davanti al Collegio di Garanzia del CONI, ultimo grado della giustizia sportiva.
La vicenda solleva interrogativi sulla trasparenza e sull'etica all'interno del mondo arbitrale. Le accuse di pressioni, se confermate, gettano un'ombra sull'integrità del sistema e richiedono un'azione decisa per ripristinare la fiducia. Il commissariamento dell'AIA potrebbe rappresentare una soluzione temporanea per garantire una gestione imparziale e per avviare un processo di riforma interna. Resta da vedere quali saranno le decisioni che verranno prese nelle prossime settimane e quali saranno le conseguenze per il futuro degli arbitri italiani. L'attenzione è ora rivolta alle motivazioni della sentenza e alle prossime mosse del CONI, chiamato a vigilare sul corretto funzionamento dell'ordinamento sportivo.
Questo scandalo arriva in un momento delicato per il calcio italiano, già alle prese con altre problematiche legate alla violenza negli stadi e alla necessità di promuovere un gioco più corretto e trasparente. La vicenda Zappi rischia di alimentare ulteriormente la sfiducia nei confronti delle istituzioni sportive e di compromettere l'immagine del calcio italiano a livello internazionale. Sarà fondamentale una risposta ferma e coerente da parte di tutti gli attori coinvolti, per riaffermare i valori fondamentali dello sport e per garantire un futuro più sereno e trasparente per il mondo arbitrale.

