Nel tennis, la questione del denaro è sempre centrale, con cifre enormi che circolano ma mai abbastanza per gli atleti. I top 20 dei circuiti ATP e WTA hanno recentemente scritto agli organizzatori degli Slam per ottenere una quota maggiore dei ricavi dei tornei. Argomentano che, essendo loro a garantire lo spettacolo, meritano una parte più consistente dei guadagni.
La lettera dei tennisti
Secondo fonti come L'Equipe, la lettera è stata firmata da tutti i principali atleti del circuito, indirizzata agli organizzatori degli Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open. Nel 2024, questi tornei hanno distribuito oltre 254 milioni di dollari in montepremi, un incremento del 10% rispetto all'anno precedente. Tuttavia, i tennisti ritengono che questa cifra sia insufficiente, rappresentando solo il 15-20% dei ricavi totali dei tornei, un divario che considerano troppo ampio rispetto ai profitti generati. Il montepremi dei tornei è stato incrementato, soprattutto per chi partecipa alle qualificazioni o esce ai primi turni.
Il caso Us Open
Per esempio, agli US Open, i premi per chi perde all'ultimo turno di qualificazioni sono cresciuti del 63% tra il 2019 e il 2024, mentre per chi esce al primo turno del tabellone principale l'aumento è stato del 72%. Questo tipo di rivendicazioni non è una novità nel tennis.
L'associazione indipendente PTPA ha avviato una causa legale contro i vertici del tennis, contestando che i giocatori ricevono solo il 15% dei ricavi globali del settore. Alcune battaglie sono state vinte, come l'equiparazione dei montepremi tra uomini e donne. Novak Djokovic ha evidenziato la difficoltà economica per i tennisti "non top" nel sostenere i costi dei tornei, sottolineando che solo i primi 200 giocatori riescono a vivere esclusivamente grazie ai montepremi.
L'istanza attuale dei top 20 resta ambigua su chi debba beneficiarne di più, ma segue un trend osservato in altri sport, dove atleti, come i giocatori NBA, hanno scioperato per ottenere una quota più equa dei ricavi. I giocatori NBA ricevono ora il 50% dei ricavi, cifra che si avvicina a quella degli atleti NHL, mentre le giocatrici WNBA ricevono solo il 9,3%.
In ambito internazionale, club calcistici di élite hanno minacciato la creazione di leghe alternative per costringere organizzazioni come FIFA e UEFA a condividere una maggiore fetta delle loro entrate. La FIFA ha risposto lanciando il Mondiale per Club, con l'intento di distribuire i ricavi tra i partecipanti e supportare finanziariamente i club meno ricchi. La battaglia per una distribuzione più equa dei profitti sportivi è, dunque, un tema sempre attuale e in evoluzione.
Fonte: ansa.it