L'Unione Europea ha preso una decisione significativa che sta ridefinendo il panorama della cooperazione scientifica internazionale: l'esclusione dei ricercatori cinesi dal finanziamento di aree cruciali del programma Horizon Europe. Questa iniziativa, fiore all'occhiello dell'UE con un budget di 93 miliardi di euro destinati alla ricerca e all'innovazione, vedrà un cambiamento radicale nelle dinamiche di collaborazione. A partire da quest'anno, il divieto colpisce settori tecnologici nevralgici come l'intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche, i semiconduttori e le biotecnologie. Tuttavia, ambiti come la biodiversità e la ricerca climatica sono stati esentati da questa restrizione.
Il finanziamento continuerà quindi a fluire in aree come il clima, l'ecologia, l'alimentazione, l'agricoltura e la biodiversità, permettendo ai candidati cinesi di partecipare e ricevere fondi per progetti in questi specifici settori. Questa scelta strategica dell'UE riflette una crescente preoccupazione per la sicurezza della ricerca e il potenziale utilizzo militare di tecnologie considerate critiche. Bruxelles ha più volte sottolineato la mancanza di reciprocità e trasparenza nei programmi scientifico-tecnologici statali cinesi, oltre al controllo sempre più stringente esercitato dalla Cina sull'esportazione di dati genetici e medici dal 2021.
La politica dell'UE segna un passaggio cruciale da una fase di partnership a una di competizione strategica, un approccio che ricorda da vicino il modello americano del "piccolo cortile, alta recinzione" (small yard, high fence), volto a proteggere le tecnologie più sensibili attraverso barriere rigorose. Oltre al divieto diretto per le organizzazioni di ricerca cinesi di accedere ai fondi europei, le nuove normative impongono ai ricercatori provenienti da altri paesi di dimostrare l'assenza di proprietà o controllo diretto da parte di entità cinesi in progetti considerati di importanza critica. Un'attenzione particolare è rivolta al ruolo delle università legate alle strutture di difesa cinesi.
Esperti del settore evidenziano che la cooperazione in progetti spaziali, come il recente satellite congiunto sino-europeo SMILE, sta volgendo al termine, e che il livello complessivo di collaborazione scientifica tra l'UE e la Cina ha raggiunto un minimo storico in diverse aree. Le conseguenze di questa svolta sono oggetto di diverse interpretazioni. Molti scienziati cinesi ritengono che il divieto avrà un impatto limitato sulla Cina e che, al contrario, potrebbe isolare l'Europa. Altri specialisti, inclusi esperti provenienti da Regno Unito e Stati Uniti, avvertono che tale decisione invia un "segnale sbagliato", ostacola lo scambio di dati e contribuisce alla frammentazione dello spazio di ricerca globale, spostando le relazioni sul piano della competizione geopolitica anziché della collaborazione scientifica.
La decisione dell'Unione Europea di escludere i ricercatori cinesi da specifici settori di Horizon Europe solleva interrogativi importanti sul futuro della cooperazione scientifica globale. Mentre le preoccupazioni per la sicurezza e la proprietà intellettuale sono legittime, è fondamentale valutare attentamente l'impatto a lungo termine di tali restrizioni sull'innovazione e sulla condivisione della conoscenza. In un mondo sempre più interconnesso, la capacità di affrontare sfide globali come il cambiamento climatico, le pandemie e la sicurezza alimentare dipende dalla collaborazione tra scienziati di tutto il mondo. Trovare un equilibrio tra la protezione degli interessi nazionali e la promozione della cooperazione internazionale sarà essenziale per garantire un futuro prospero e sostenibile per tutti.

