La procura di Taiwan ha emesso un mandato di arresto per Pete Lau, amministratore delegato e co-fondatore della società cinese di smartphone OnePlus. Contemporaneamente, sono state formulate accuse contro due cittadini taiwanesi che lavoravano per lui. L'accusa principale è di aver illegalmente reclutato oltre 70 ingegneri taiwanesi, un'azione che rientra in un più ampio sforzo delle autorità taiwanesi per arginare la sottrazione di talenti locali da parte delle aziende tecnologiche cinesi.
Le accuse si basano sulla violazione del "Legge sui rapporti tra il popolo di Taiwan e la Cina continentale". Le autorità taiwanesi motivano le loro azioni con la necessità di proteggere la sicurezza nazionale dell'isola. Taiwan è da tempo un terreno fertile per il reclutamento di personale altamente qualificato destinato alla Cina continentale, facilitato dalla comune lingua e dalla presenza sull'isola di alcuni dei migliori specialisti mondiali nel settore delle tecnologie dei semiconduttori.
Taiwan vieta alle società cinesi di stabilire rappresentanze locali o di assumere specialisti locali senza l'autorizzazione ufficiale del governo. Tuttavia, sono stati registrati numerosi casi in cui società tecnologiche cinesi hanno creato attività a Taiwan, mascherandole da imprese locali o filiali di società straniere. Questo fenomeno, noto come "talent poaching", rappresenta una seria preoccupazione per Taiwan, che teme la perdita di competenze chiave nel settore tecnologico, cruciale per la sua economia e sicurezza nazionale.
L'anno scorso, gli investigatori taiwanesi hanno condotto perquisizioni in 34 aziende dell'isola nell'ambito di un'indagine sulle pratiche di assunzione di personale da parte di 11 società tecnologiche cinesi, tra cui Semiconductor Manufacturing International Corp (SMIC). L'ufficio investigativo taiwanese ha accusato SMIC di aver aperto una filiale a Taiwan per assumere specialisti locali, mascherata da società samoana. Questa operazione, secondo le autorità, era finalizzata a eludere le restrizioni imposte alle aziende cinesi che operano a Taiwan.
Nel marzo dello scorso anno, l'ufficio investigativo di Taiwan ha riferito che, dalla creazione di una task force nel 2020, sono state condotte oltre 100 indagini su società cinesi che assumono illegalmente ingegneri taiwanesi. Queste indagini hanno portato alla luce una serie di stratagemmi utilizzati dalle aziende cinesi per aggirare le leggi taiwanesi, tra cui la creazione di società di comodo e l'offerta di stipendi e benefit molto superiori a quelli offerti dalle aziende locali.
La vicenda di OnePlus e di Pete Lau si inserisce in un contesto più ampio di crescente rivalità tecnologica tra Cina e Taiwan. Taiwan è un leader mondiale nella produzione di semiconduttori, un settore strategico per l'economia globale e per le ambizioni tecnologiche della Cina. La Cina, da parte sua, è impegnata in una politica di autosufficienza tecnologica e cerca di ridurre la sua dipendenza dai fornitori stranieri di semiconduttori. In questo scenario, il reclutamento di ingegneri taiwanesi rappresenta una via rapida per acquisire competenze e tecnologie avanzate.
Le accuse contro OnePlus e Pete Lau potrebbero avere conseguenze significative per l'azienda e per le relazioni economiche tra Cina e Taiwan. Se condannato, Pete Lau potrebbe rischiare una pena detentiva e l'immagine di OnePlus potrebbe essere danneggiata. Inoltre, la vicenda potrebbe inasprire ulteriormente le tensioni tra Cina e Taiwan, che già sono ai massimi storici. Resta da vedere come si evolverà la situazione e quali saranno le ripercussioni a lungo termine per il settore tecnologico e per le relazioni tra i due paesi.

