La Lombardia consolida la sua posizione di avanguardia nella gestione della transizione energetica nazionale, bilanciando con fermezza le esigenze di decarbonizzazione e la necessità impellente di preservare il suolo agricolo, risorsa vitale per la sovranità alimentare regionale. Con l'approvazione degli ultimi emendamenti al progetto di legge sulle Aree Idonee, il Consiglio Regionale ha stabilito una cornice normativa che segna un punto di non ritorno rispetto alle politiche degli anni precedenti. Se il 2024 era stato l'anno dell'incertezza legislativa e il 2025 quello della concertazione territoriale, questo 2026 si apre con regole chiare e rigorose che pongono fine alla proliferazione incontrollata di impianti fotovoltaici a terra su terreni di pregio. Il provvedimento rappresenta la risposta della Regione alla necessità di una transizione ecologica che non avvenga a discapito dell'economia rurale e dell'identità paesaggistica del territorio lombardo.
Il fulcro della nuova normativa risiede nell'introduzione di tetti massimi di occupazione del suolo estremamente rigorosi. In base alle nuove disposizioni, la superficie agricola utilizzabile non potrà essere sacrificata oltre soglie prestabilite, variabili a seconda della classe di fertilità del terreno e della vicinanza a zone di valore storico o paesaggistico. Questo provvedimento risponde direttamente alle preoccupazioni sollevate dalle associazioni di categoria a Milano, che da tempo chiedevano tutele concrete contro la speculazione energetica che ha caratterizzato l'ultimo biennio. Gli emendamenti specificano che, nelle zone classificate come eccellenti dal punto di vista agricolo, l'installazione di moduli fotovoltaici sarà drasticamente limitata, favorendo invece il recupero di aree industriali dismesse, tetti di capannoni e cave esaurite, siti già mappati durante un capillare censimento regionale conclusosi alla fine del 2025.
Un capitolo fondamentale della nuova legge riguarda l'agrivoltaico, tecnologia che tra il 2024 e il 2025 ha generato numerosi dibattiti per la sua ambiguità applicativa. La Regione Lombardia ha deciso di non vietare aprioristicamente la tecnologia che combina agricoltura ed energia, ma di sottoporla a criteri di monitoraggio e validazione tecnica senza precedenti nel panorama nazionale. Non sarà più sufficiente installare pochi filari di colture sotto pannelli per ottenere le agevolazioni dei decreti passati. Gli impianti dovranno ora garantire una continuità produttiva certificata, con sistemi di sensoristica avanzata collegati ai portali della Regione per verificare le rese agricole effettive. L'obiettivo istituzionale è chiaro: evitare sistematicamente il fenomeno del finto agrivoltaico, garantendo che l'attività agricola rimanga prevalente e che il reddito degli agricoltori sia integrato, non sostituito, dalla componente energetica. I controlli, che partiranno nel prossimo semestre, saranno affidati a task force dedicate di esperti agronomi e tecnici ambientali.
Le reazioni del mondo politico a Milano non si sono fatte attendere, riflettendo la complessità della sfida globale. Mentre le grandi lobby dell'energia guardano con prudenza alle nuove restrizioni, i sindaci della Pianura Padana hanno accolto con favore l'autonomia decisionale conferita alle amministrazioni locali nella definizione dei micro-vincoli paesaggistici. La normativa lombarda si pone dunque come un modello nazionale, capace di integrare le direttive europee sulla transizione verde con il rispetto delle radici rurali del territorio. In un contesto in cui la crisi climatica impone una virata decisa verso il rinnovabile, la Lombardia sceglie la via della qualità e della tutela, dimostrando che il futuro dell'energia pulita può coesistere con la difesa del suolo fertile, puntando tutto sull'innovazione tecnologica e sull'efficienza degli spazi già antropizzati nelle province di Mantova, Cremona, Lodi e Pavia.

