Il Tribunale Civile di Reggio Calabria ha affrontato una controversia che potrebbe avere significative ripercussioni nel settore del gioco online. Al centro della questione vi è una vincita di oltre 110.000 euro ottenuta da un giocatore a seguito di un presunto malfunzionamento del software durante una sessione sulle slot online. La società concessionaria del gioco ha contestato tale vincita, sostenendo che essa fosse il risultato di un bug informatico e ha intrapreso un'azione legale per la restitution delle somme.
Durante il processo, il giudice ha accettato la ricostruzione fornita dalla società: il giocatore, utilizzando una piattaforma di gioco regolarmente autorizzata dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, aveva effettuato delle puntate su delle slot online. Tuttavia, a causa di un errore del sistema, le somme puntate non venivano correttamente detratte, generando così un saldo attivo anormale. Una volta scoperta l'anomalia, la società ha sospeso il conto di gioco e ha richiesto legalmente la restituzione dei fondi trasferiti al conto personale del giocatore.
Il verdetto del Tribunale si è basato sull'articolo 24 della legge n. 88/2009, che regola i giochi a distanza, e su una clausola contrattuale specifica accettata dal giocatore. Tale clausola stabiliva che in caso di malfunzionamento hardware o software, tutte le puntate e i pagamenti sarebbero stati annullati. La sentenza ha posto l'accento sulla mancanza dell'elemento di alea - un rischio incerto e oggettivo necessario per la validità di una scommessa - come giustificazione per la nullità del contratto di gioco.
La richiesta del giocatore di riconoscimento della vincita è stata respinta dal Tribunale, il quale ha rilevato che l'onere della prova spettava al convenuto. Quest'ultimo non è riuscito a dimostrare la propria inconsapevolezza dell'anomalia e di aver agito in buona fede, sia durante la sessione di gioco alterata che nei trasferimenti successivi delle somme vinte.
La decisione ha avuto come conseguenza la dichiarazione di nullità del contratto di gioco. Inoltre, il giocatore è stato condannato a restituire 23.000 euro, considerati come parte della vincita fraudolentemente ottenuta, oltre a pagare le spese legali, quantificate in circa 3.000 euro.
Questa sentenza ribadisce l'importanza dell'alea come elemento fondamentale nei contratti di scommessa e sottolinea la rilevanza delle normative tecniche e regolamentari nella gestione di disputi legati al gioco online. Il settore, in continua evoluzione, resta sotto l'attenta vigilanza delle autorità per mantenere l'equità e la sicurezza nel gioco pubblico, garantendo che eventuali malfunzionamenti tecnici siano prontamente affrontati e risolti.